La XIV edizione dell’Operatore d’Oro, riconoscimento assegnato quest’anno ad Aboubakar Soumahoro, nell’auditorium del liceo classico Michele Morelli, si è tenuta nella giornata di ieri e ha vissuto dei momenti davvero intensi. Intense sono state le parole del dirigente Raffaele Suppa, simbolo della scuola impegnata nella difesa dei diritti degli ultimi, ma soprattutto, "nel rammentare la necessità di rivendicare sempre ed in ogni circostanza, i valori dell’accoglienza e dell’integrazione, accanto agli invisibili, ai lavoratori sottopagati e maltrattati, per realizzare tutto quello che l’umanità ritiene giusto e doveroso". Concetti ribaditi da altri dirigenti del territorio presenti ad un momento che quest’anno è stato inserito nell’ambito della Settimana della Legalità.

"Qui si respira passione, competenza, professionalità e grande cuore", ha detto Maria Grazia Gramendola, alla guida dell’Iti-Itg; ed Antonello Scalamandrè, dirigente del Capialbi, ha puntualizzato "l’importanza della partecipazione attiva degli studenti nella settimana della legalità". Studenti che sono stati protagonisti ancora una volta nella giornata di ieri. In prima linea i ragazzi della III E, con loro i rappresentanti d’istituto, gli allievi del liceo classico della Comunicazione e non solo. Ciascuno con un compito preciso, eseguito pressochè alla perfezione. A loro sono arrivate le parole appassionate di Peppino Lavorato che ha voluto ricordare l’esperienza di “Mimmo Lucano che ha trasformato un paese simbolo dell’emigrazione in simbolo dell’accoglienza".

 

 

 

Agli allievi si è rivolto anche Mimmo Lucano, per raccontare il suo quotidiano martirio: "Sono sotto processo per quattro carte d’identità una delle quali ad una donna che non aveva il permesso di soggiorno è stata l’ultima - ha urlato -. Perché legalità e rispetto dei diritti umani non sempre vanno d’accordo. Legalità d’altronde, era anche il fascismo". Una testimonianza forte che ha preceduto le conclusioni affidate ad Aboubakar Soumahoro: "Bisogna rendere viva la carta costituzione attraverso l’impegno, la pazienza, la disponibilità e la speranza, i sogni, l’immaginazione”. Sferzante l’affondo nei confronti della politica “che non riesce a dare speranza in quanti sono costretti ad andare altrove per trovare lavoro ed altri impedisce a chi vorrebbe di abbracciare il nostro Paese, andando a trovare la morte nel mar Mediterraneo". Pertanto, "non ci può essere libertà senza giustizia sociale. Dunque, chi ci governa -ha concluso Soumahoro - dovrebbe riportarci a quella utopia della normalità inesistente oggi. La politica non può essere questo teatro".