"In una intercettazione per un omicidio di ’ndrangheta, si sente la vedova di un boss ucciso chiedere alla Madonna di aiutare i suoi figli a individuare i killer del marito per poter poi procedere nella vendetta. Una preghiera vera, come se si stesse chiedendo una grazia". A dichiararlo, in un'intervista al quotidiano Avvenire, è Marisa Manzini, procuratore aggiunto di Cosenza e da poco membro del Dipartimento della Pontificia accademia mariana internazionale.

Al Sud legame con la chiesa molto forte. Il magistrato spiega al giornalista Enrico Lenzi che la religione viene usata dalla criminalità organizzata per creare consenso, e questo avviene "perché al Sud il legame con la Chiesa è molto più forte che al Nord. Il parroco è ancora una autorità nel paese. Ma si badi bene: da parte dell’ndrangheta l’uso della religione è soltanto strumentale, è un’occasione per ottenere benevolenza dalla gente, con una grande capacità di falsificare le reali intenzioni". Spiegando però che "accanto allo sfruttamento del senso religioso della gente, c’è anche una distorta religiosità dei mafiosi stessi", come appunto nel caso della vedova che pregava per poter ottenere vendetta.

Il sacerdote di Limbadi. Nel corso dell'intervista viene citato anche qualche esempio di parroci collusi con la 'ndrangheta, come "un sacerdote di Limbadi, patria del clan Mancuso, che è stato intercettato mentre chiedeva alla moglie del boss aiuto per la campagna elettorale di suo nipote in un comune limitrofo. Ma non è sempre collusione. A volte è paura. E c’è anche chi si giustifica dicendo che il suo compito 'è di essere il pastore di tutti i figli di Dio', ma questa vicinanza ai boss può essere percepito dalla popolazione come una sorta di benedizione". "Per fortuna - sottolinea il magistrato - da tempo il clima sembra essere cambiato".