Chiedo scusa se l’intervento che sto per fare non è attinente alle comunicazioni del Sindaco, ma, considerato che siamo nella settimana in cui si è celebrata la giornata dell’eliminazione della violenza contro le donne, e considerato quanto accade da tempo e anche in quest’ultimo periodo, credo che il Presidente così come il Consiglio comunale tutto non avranno alcunché da obiettare se procedo in tal senso. Trattasi d’altra parte di un intervento che seppur afferente la mia persona ha comunque un rilievo sociale ed è di interesse collettivo perché la tutela di un diritto, la tutela contro la violenza in genere e non solo di genere, riguarda la comunità e non solo il singolo individuo.
E allora, innanzitutto stavolta non andrò a braccio, ma leggerò il mio intervento perché ho sentito il bisogno e la necessità di mettere nero su bianco quanto sto per dire e soprattutto perché non volevo dimenticare nulla per l’emozione, che questa volta sì, devo riconoscerlo, mi suscita questo genere di intervento.
Mi scuso se quanto sto per dire in qualche modo vede intrecciare la mia vita privata con il mio ruolo istituzionale, però, ciò si è reso necessario alla luce di quanto sono costretta a subire da mesi oramai e ancor più in soprattutto in questi ultimi giorni, ove ho subito atteggiamenti denigratori ed intimidatori ed ove qualcuno ha inteso strumentalizzare, non senza una buona dose di inventiva diffamatoria, la mia vita privata mettendola in relazione con il mio ruolo di consigliere comunale. (Preciso che il mio riferimento non riguarda quanto accaduto in comune; vicenda in ordine alla quale ho già espeosto le mie precisazioni, ma concerne fatti accaduti al di fori di questa sede che, però, hanno visto realizzare una commistione tra la mia vita privata e il ruolo istituzionale). Un ruolo che ho sempre svolto con dedizione, nell’esclusivo interesse della città, e che ho svolto con coraggio, senza temere eventuali ripercussioni e vendette che di fatto in alcuni casi ho subìto e che purtroppo hanno visto toccare quanto io abbia di più caro in questa terra. Oggi, quindi, sento la necessità di chiedere da quest’aula rispetto da chiunque sia per la mia vita privata che per ruolo istituzionale; e lo faccio da qui perché quanto sto per rappresentare ha comunque un certo rilievo sociale .
Dunque, inizio col dire che sono crescita con un monito da parte della mia nonna materna, che era: “Figlia mia, sempre invidia e mai pietà”. E così, sono cresciuta imparando a non fare mai la vittima della situazione; sono cresciuta nella convinzione che nessuno avrebbe dovuto provare compassione per me. E sono cresciuta traendo anche dai momenti peggiori la forza per combattere, per rialzarsi, sempre. E sono quindi diventata ciò che sono; una Donna, lo scrivo con la lettera maiuscola, determinata, professionalmente soddisfatta, forte; tanto forte da far pensare a qualcuno all’interno di quest’aula che avessi le sembianze di un cyborg, che non fa mai trapelare le sue emozioni neppure quanto dovrebbe essere emotivamente distrutta. (E in quest’ultimo anno ne ho avute di ragioni per essere emotivamente distrutta, ma ho sempre mantenuto un certo equilibrio) Mi consideravo una donna indistruttibile, insomma, o quasi…perché oggi forse non lo sono più.
E non lo sono più perché oggi, purtroppo, per quanto mi costi caro ammetterlo, io sono una “vittima”; e benché  io stia lottando in nome di quanto ho di più caro, mi rendo conto che mi hanno piegata. E vi assicuro che è difficile ammetterlo, soprattutto per una come me, che da sempre, come detto,  si è rifiutata  di comportarsi come una di cui avere compassione.
E non avrei mai voluto e dovuto esprimermi così in questa sede, perché qui dovrebbe parlare un consigliere comunale ed occuparsi come ho sempre fatto di questioni che riguardano la città e non una donna, non una mamma costretta ora ad interessare il consiglio comunale di vicende che dovrebbero rimanere estremamente riservate e che però di fatto interessano la comunità perché trattasi di fatti talmente gravi che impongono una presa di coscienza da parte di tutti; e quindi oggi sono chiamata ad intervenire in questa sede quale Donna, mamma e anche consigliere di questo comune che è stata messa alla gogna in tutte le suddette vesti, per vicende (pure inventate – e sia chiaro non parlo qui di quanto sarebbe accaduto martedì scorso) che tuttavia nulla dovrebbero c’entrare con il mio ruolo istituzionale ma che  a questo sono state rapportate; una donna, una mamma e un consigliere comunale che oggi è vittima di una serie di condotte persecutorie ed intimidatorie da parte di chi ha sete di vedetta e che mi hanno portata anche a denunciare ed a chiedere l’intervento dello Stato; un intervento che sto bramando perché da sola non posso rialzarmi, non ho la forza per farlo…ahimè. Un intervento che, oggi più che mai, dimostrerebbe che lo Stato non si limita a proclami, manifestazioni, conferenze stampa o altro, ma agisce concretamente. Perché la violenza sulle donne, è il caso di precisarlo, non è solo una violenza fisica. C’è violenza anche e soprattutto direi, quando si esercita una tale pressione psicologica su una persona tale da indurre la stessa a sentirsi umiliata a provare vergogna, a vivere in uno stato di ansia costante, di tristezza e di isolamento sociale.
Una violenza psicologica, insomma, che, purtroppo, oggi ha toccato anche me e che da sola non riesco a contrastare. Una violenza psicologica che proviene da chi, come ho detto, ha sete di vendetta e che non esita ad usare qualunque mezzo per tentare di distruggermi.
Una violenza psicologica che sono costretta a subire da gennaio e che è frutto di una mentalità prettamente maschilista ed arcaica, tipica di falsi puritani che pretenderebbero di mettere alla gogna chi ha osato fare una scelta diversa da quella che avrebbero mai immaginato; che pretenderebbero di lapidare chi ha osato voltare pagina e marchiarla, benché di fatto sappiano che le verità è tutt’altra. Una violenza psicologica che deriva dalle peggiori angherie e cattiverie che puntualmente sono costretta a subire da chi di uomo ha solo i cromosomi.

Ed è qui, quindi, che invoco con fermezza l’intervento dello Stato; è qui che chiedo aiuto allo Stato perché interrompa questo ciclo di violenza e mi restituisca la serenità di cui ho bisogno ed a cui ho diritto, come madre, come donna, come rappresentante istituzionale che ha sempre svolto lealmente questa funzione.
Perché non posso rimanere da sola in questa vicenda e perché se dovesse mancare una risposta concreta sarò costretta ad andare via da questa città per proteggere i miei figli innanzitutto e perché come dettomi da qualcuno, magari anche solo per sdrammatizzare , non posso permettere che sia raffigurato il mio volto e posto su una di quelle sedie collocate nell’atrio di questo comune in occasione della prossima manifestazione contro la violenza sulle donne.
Detto questo, chiedo scusa ai cittadini se oggi non ho la forza di rimanere all’interno di quest’aula ed assolvere al mio dovere, ma credo che si possa comprendere il mio stato d’animo e la fatica che ho fatto ad ammettere pubblicamente la mia debolezza, la mia fragilità del momento, quindi lascio la sala consiliare porgendo le mie scuse anche ai presenti e promettendo che si tratta di una breve battuta d’arresto e che continuerò a svolgere il mio ruolo istituzionale con la determinazione, la lealtà ed il coraggio di sempre.

Maria Rosaria Nesci
Consigliera comunale di Vibo Valentia