Applausi e abbracci tra i parenti dei dieci presunti capi della 'ndrangheta calabrese in Liguria e nel Basso Piemonte a seguito della lettura della sentenza di assoluzione nell'ambito del processo d'appello “Maglio 3” sulle infiltrazioni dell'organizzazione criminale calabrese nel capoluogo ligure. La sentenza, emessa dai giudici della  terza sezione della Corte d'Appello di Genova, conferma quella di primo grado. Secondo i giudici, non vi sarebbero prove sufficienti, rispetto a quanto sostenuto dai pm Alberto Lari e Vincenzo Scolastico.

Onofrio Garcea

Gli imputati assolti sono: Onofrio Garcea, 65 anni, di Pizzo Calabro (Vv), imparentato con i Bonavota di Sant'Onofrio e residente a Genova; Lorenzo Nucera, 56 anni, di Sambatello, frazione di Reggio Calabria, residente a Genova; Rocco Bruzzaniti, 57 anni, di Antonimina (Rc), residente a Sant'Olcese (Ge);  Raffaele Battista, 40 anni, di Taurianova (Rc), residente a Genova; Antonino Multari, 60 anni, di Locri ma residente a Serra Riccò (Ge); Michele Ciricosta, 80 anni, di Anoia (Rc), residente a Bordighera (Im); Benito Pepè, 80 anni, di Galatro (Rc), residente a Bordighera (Im); Francesco Barilaro, 59 anni, di Anoia (Rc), residente a Bordighera (Im) e Fortunato Barilaro, 72 anni, di Anoia, residente a Ventimiglia (Im) e fratello del primo;  Antonio Romeo, 77 anni, di Roghudi (Rc), di Sarzana (Sp). In primo grado il giudice, Silvia Carpanini, aveva ritenuto che non ci fossero prove sufficienti a dimostrare i reati tipici delle organizzazioni mafiose come estorsioni, minacce o gli attentati incendiari, disponendo l'assoluzione e l'immediata scarcerazione per tutti gli imputati. L'inchiesta aveva coinvolto Alessio Saso e Aldo Praticò, allora esponenti del Pdl, accusati di voto di scambio. La loro posizione è stata tuttavia stralciata dall'inchiesta "madre" e il pm Lari deve ancora per loro chiudere le indagini. (g.b.)