Allarme criminalità globale: le mafie uccidono quanto le guerre
Dallo studio emerge il ruolo centrale del narcotraffico e la capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi ai nuovi scenari economici e digitali

Le organizzazioni criminali nel mondo continuano a rappresentare una delle principali minacce alla sicurezza globale, con un livello di violenza che, secondo nuovi dati internazionali, sarebbe paragonabile a quello dei conflitti armati. A lanciare l’allarme è un rapporto delle Nazioni Unite presentato a Palermo, che analizza l’evoluzione delle mafie a partire dagli anni Duemila.
Nel documento viene evidenziato come, nel lungo periodo, le vittime riconducibili alle attività delle organizzazioni criminali si attesterebbero su numeri molto elevati, in linea con quelli registrati annualmente nelle principali aree di guerra. Un quadro che, secondo gli esperti, smentisce l’idea di una progressiva riduzione della violenza mafiosa a favore di modalità operative più “silenziose”.
Lo studio si concentra inoltre sulla trasformazione delle mafie contemporanee, sempre più capaci di adattarsi ai contesti globali. Il narcotraffico resta la principale fonte di profitto, con rotte internazionali che generano flussi miliardari, ma cresce anche la presenza in settori come i reati ambientali, il traffico illecito di beni culturali e le frodi digitali.
Un altro elemento evidenziato riguarda proprio la dimensione tecnologica, che ha ampliato il raggio d’azione delle organizzazioni criminali, rendendo potenzialmente vulnerabili nuove categorie di vittime attraverso strumenti informatici e reti globali.
Il rapporto sottolinea infine come la violenza resti uno strumento centrale di controllo del territorio e di affermazione del potere, con un’incidenza significativa degli omicidi legati alla criminalità organizzata soprattutto in alcune aree dell’America Latina. Un fenomeno che, secondo l’Onu, richiede strategie internazionali sempre più coordinate per essere contrastato in modo efficace.
