Sanità e aberrazioni nel Vibonese, un intero reparto a disposizione di un solo paziente
L'ospedale vero e proprio non esiste più dal tempo del Piano di Rientro. Al tempo, il governatore Scopelliti "riconvertì" ma nella sostanza chiuse tanti piccoli presidi sul territorio calabrese, compreso quello di Soriano, in provincia di Vibo. Ma anche quando la scure dei tagli si abbatte come una mannaia sul capo dei territori, la Calabria e, nella fattispecie l'Asp di Vibo è in grado di tenere aperti centri di spesa inimmaginabili anche nelle più avanzate aziende sanitarie europee. Ebbene, A Soriano Calabro -scrive stamane la Gazzetta del Sud -la realtà supera anche il confine dell'immaginazione". E non è un eufemismo perchè per un solo paziente sottoposto a dialisi, l'Asp di Vibo Valentia, alla cui guida c'è la commissaria Maria Pompea Bernardi, tiene in piedi un servizio con un medico nefrologo, due infermieri di reparto ed un ausiliario.
Parametri da fare invidia -sottolinea la Gazzetta del Sud nell'edizione odierna - persino alle modernissime cliniche private della Svizzera. Ma siamo a Soriano dove il primo obiettivo è quello di immaginare un ospedale avveniristico, obiettivamente piuttosto difficile per chiunque; anche perché ci troviamo in una struttura realizzata negli anni Settanta, mai decollata, ubicata in un’area dove regna solo lo spopolamento e per giunta isolata, ed i cui progetti di riconversione hanno sempre finito per infrangersi contro il muro dell’insostenibilità.
Peraltro, se questi sono i parametri, nessuno si deve meravigliare, poi, quando i bilanci delle Asp vengono sonoramente bocciati. O magari, le telecamere di qualche trasmissione d'inchiesta prendono nel mirino l'Azienda sanitaria di Vibo et similia in altri punti della Calabria. Perchè nella stessa provincia in cui gli ospedali sono senza medici e talvolta il sistema si regge sugli infermieri, accade che almeno sei unità ruotino intorno ad un paziente. Indubbiamente, l'unico fortunato tra tanto disservizio.
