Referendum costituzionale, irrompe Mangialavori: "Voterò No"
"Voterò “No” al disegno di riforma costituzionale; perché affrettata e incoerente. Chi la sostiene, come il Presidente della Repubblica emerito, lo fa per dare una parvenza di legittimazione ad una partentesi politica contrassegnata da molteplici e svariate violazioni della prassi costituzionale. Il Presidente del Consiglio ha l’obbligo di farlo. La riforma è l’obiettivo del suo mandato. Dopo avere personalizzato lo scontro politico non può non sostenerla a difesa di se stesso, del suo tutor e di quel “Giglio magico” che ha messo le proprie mani in ogni settore della vita del Paese". A sostenerlo è Giuseppe Mangialavori. Il consigliere regionale della Cdl oltre che coordinatore provinciale di Vibo chiarisce: "Per fare ciò, nel disperato tentativo di incassare questo risultato, utilizza il tema più indigesto agli italiani: “Riduzione delle poltrone e dei costi della politica”.
L'affondo. "La narrazione renziana, però, è mistificatrice e dissimulatrice della realtà perché, per come avvenuto con le Provincie e per come insegna la tragica esperienza di questi anni, non essendo quella del Senato una abolizione totale ma semplicemente un restyling, le problematiche connesse rimarranno immutate o, addirittura accentuate. Tanto più che poco chiara è la ripartizione delle competenze con la Camera dei deputati. A ciò si aggiunga che i costi, l’argomento utilizzato da Renzi come grimaldello per fare breccia nel sentimento degli Italiani, non necessariamente caleranno in ragione della sopravvivenza di tutto l’apparato che gravita intorno al Senato (uscieri, barbieri, buvette, commessi, autisti e i tanti, tanti privilegi)".
I nominati. "Comunque sia, tralasciando gli altri aspetti sul merito della riforma, per quel che mi riguarda, motivo non secondario per dire un “No” ad alta voce alla stessa è strettamente legato ai parlamentari che l’hanno concepita e votata. Si tratta di soggetti nominati dai partiti e subiti passivamente dall’elettorato, di parlamentari dichiarati implicitamente usurpatori di scranni da parte della Corte Costituzione, di parlamentari giunti a Roma senza un mandato popolare per cambiare la Carta. Si tratta di un Parlamento che avrebbe dovuto limitarsi all’attività strettamente ordinaria per ridare subito voce agli elettori. Effettivamente una riforma costituzionale di tale portata che incide profondamente nell'impalcatura della Repubblica, avrebbe richiesto, se non proprio una Assemblea Costituente, quanto meno un Parlamento legittimamente eletto con un chiaro mandato popolare. Purtroppo, anche in questa circostanza, i “responsabili” o, per meglio dire, il partito trasversale del “tengo un mutuo” ha avuto la meglio".
