Licei, tecnici e professionali sul piede di guerra: la Provincia non garantisce da tempo neppure la manutenzione. L'unica buona notizia arriva da Vibo Marina.  

Il diritto all'istruzione? Chi è questo sconosciuto? La carta costituzionale, anche sotto questo aspetto, sembra “superata”. E l'articolo 34 rimane uno slogan vuoto utile alla politica per qualche passerella. A Vibo come pure in ogni angolo della provincia, è scattata l'emergenza scuole. La fotografia era stata scattata dagli addetti ai lavori sotto il profilo strutturale, già in avvio di anno scolastico: aule insufficienti, laboratori chiusi, interi piani interdetti, arredi mancanti. Assenti quasi ovunque le certificazioni antincendio e quelle di agibilità. Mentre le bollette energetiche si accumulavano. Poi è arrivato come facilmente prevedibile il problema dei termosifoni, ancora da risolvere in periferia.

Alberghiero chiuso. Quello che è accaduto qualche giorno addietro nella sede dell'istituto Alberghiero è solo la punta di un iceberg. Il dirigente scolastico, costretto nel recente passato a pagare di tasca propria, ha deciso di chiudere i battenti perchè la struttura è rimasta inagibile. Studenti dunque a casa e vacanze di Natale anticipate. Una presa di posizione netta dinanzi alla mancanza di risposte dell'amministrazione provinciale incapace di consentire le condizioni minime di sicurezza. A nulla sono servite riunioni, tavoli politici vibonesi e romani. Domani in un collegio dei docenti, se ne proverà a capire di più. Nel frattempo parte un appello accorato alla politica. Bisogna intervenire per riportare gli studenti in classe. Il trasferimento nella nuova sede rimane, d'altronde, un'utopia. Mancano ancora, come tante volte segnalato, scale antincendio, impianti termici, idrici ed elettrici oltre alla strada d'accesso e a vari allacci.

Gli istituti più penalizzati. Quella dell'Alberghiero, nel capoluogo è una storia tra tante. Seppur significativa. La sede centrale ospita soltanto sei classi. E se si escludono quelle carcerarie altre diciotto aule sono dirottate in un'area dell'Itis, mentre otto si trovano a palazzo ex Inam. Enormi i disagi causati agli studenti dalla mancata consegna del nuovo edificio. Ma la situazione ugualmente grave all'Ipsia. La sede storica rimane inagibile. Gli studenti nel frattempo restano “parcheggiati” nei locali ex Inapli.

La "lunga notte" dei licei.  E' buio pesto anche sui licei. Al “Morelli” la mancanza della seconda scala antincendio impedisce di collocare gli allievi nell'ultimo piano della struttura. Il liceo artistico, invece, continua a subire l'inibizione di un'intera ala per problemi di sicurezza. Ma i cantieri non aprono. Un'aula del liceo scientifico è finita addirittura in un abbaino visto che la Provincia non riesce a pagare il fitto del secondo piano di palazzo “Soriano”. E sarebbe ancora lungo l'elenco dei disagi che da un estremo all'altro affliggono le scuole della provincia. Mentre sorge legittimo il dubbio che gli studenti del Sud per il governo siano figli di un dio minore.

Una buona notizia. Tra tante nubi, ecco una leggera schiarita. Arriva da Vibo Marina, dove i genitori della scuola d'infanzia “Pennello” dove domani partiranno i lavori. Nei giorni scorsi su quell'istituto aveva alzato il livello di attenzione la politica. In visita si era recato il consigliere di minoranza Antonio Lo Schiavo. In prima linea, anche il dirigente scolastico Maria Salvia. Una sinergia tra politica e addetti ai lavori che ha portato i primi risultati, per la soddisfazione delle famiglie che hanno ringraziato con una missiva “ quanti si stanno adoperando per migliorare alcune criticità presenti all'interno dell' istituto e ringraziano altresì il dirigente scolastico Maria  Salvia che con grande senso di professionalita' e responsabilita', non solo ha dedicato a quest'istituto attrezzature didattiche all'avanguardia, ma soprattutto insegnanti eccellenti dal punto di vista professionale ed umano”.  L'istituto, insediato in una delle zone piu' esigenti della nostra cittadina, cioe' il quartiere pennello, risulta il primo ed unico centro di aggregazione ed integrazione delle varie etnie residenti nella zona. Riuscito a sopravvivere alla inaspettata devastazione provocata dall'alluvione avvenuta nel 2006, riprende vigore "grazie al costante lavoro della dirigenza ed all'impegno profuso delle maestre e collaboratori scolastici - concludono i genitori - che hanno fatto di una scuola una seconda casa per i nostri figli".