“Il 19 dicembre 2019 resterà certamente una data memorabile nella storia della provincia di Vibo Valentia. Non solo per la monumentale operazione per la quale merita un grandissimo plauso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, guidata dal Procuratore Gratteri, ma perché mette a nudo il potere di una cosca che, sino ai primi anni del 2000 non era riconosciuta come tale”. E' quanto affermato da Marisa Manzini, già sostituto procuratore antimafia applicato nel comprensorio vibonese per diversi anni che ben conosce il territorio avendo firmato alcune delle più importanti inchieste condotte contro la 'ndrangheta in provincia di Vibo.

Tra le tante va citata la maxi-operazione "Dinasty", la prima a dichiarare ufficialmente l'esistenza dei Mancuso come famiglia di 'ndrangheta. "Da allora, il gruppo, i cui capi sono stati detenuti per numerosi anni - ha sottolineato Marisa Manzini – ha continuato a mantenere il controllo del territorio attraverso altri adepti che hanno costantemente operato per infiltrare il tessuto amministrativo, politico e produttivo del territorio. Eppure, nei 16 anni che sono passati dall’operazione Dynasty, qualche voce sul territorio si era alzata e aveva avuto il coraggio di denunciare la strategia intimidatoria e aggressiva che il gruppo Mancuso quotidianamente metteva in atto sull’intera provincia. Qualcuno dopo avere sofferto e subito aveva denunciato. Sempre troppo pochi”.

Per il magistrato che oggi è uno dei consulenti della Commissione parlamentare antimafia l’operazione ‘Rinascita Scott’ rappresenterà una esortazione al cambiamento per tutti i vibonesi: "Ora come non mai, è utile ricordare le parole di Paolo Borsellino ‘La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.