INTERVISTA | La scuola riapre i battenti al tempo del Covid tra incognite e criticità
La scuola si trova a vivere una situazione emergenziale indubbiamente nuova. Ai problemi ormai noti, che nel corso degli anni non sono mai stati risolti, si aggiunge ora l'emergenza Coronavirus che ha stravolto completamente il modo di vivere la scuola. Dopo il periodo di lockdown, con l'inevitabile didattica a distanza "che malgrado le criticità rilevate era l'unica soluzione per non chiudere il rapporto con la scuola", il ministero dell'Istruzione si è trovato a dover individuare una serie di strategie che consentissero di riaprire tutti gli istituti scolastici salvaguardando la salute di alunni, docenti e personale Ata. Il tutto nell'incertezza costante legata all'indice di contagio che impediva di fare previsioni a lunga scadenza. Ogni decisione è stata assunta in linea con quanto stabilito dalla task force nazionale e passata al vaglio del Comitato tecnico scientifico. Insomma, mesi difficili, figli di una contingenza storica non proprio comune, hanno visto l'Istituzione scolastica messa a dura prova a livello centrale e periferico. E se il passato è ormai noto, rispetto al futuro è necessario tracciare delle coordinate che consentano di individuare la rotta più agevole, o magari, meno dannosa. Prospettive incerte che abbiamo analizzato con Licia Bevilacqua, dirigente scolastico, nella sua duplice veste di dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione con compiti specifici sull'Autonomia e presidente della struttura provinciale dell'Anp (Associazione Nazionale Presidi) di Vibo Valentia.
Uno dei problemi con cui la scuola italiana deve convivere ormai da diversi anni è quello dell'edilizia scolastica e della mancanza di ambienti didattici. Qual è la situazione attuale?
Gli edifici sono vecchi e non adeguati, così come gli spazi sono insufficienti e non rispondono alle richieste di innovazione dei nuovi ambienti di apprendimento. A ciò si aggiungono i laboratori che, per mancanza di spazi, spesso vengono sacrificati per il mantenimento delle classi. I problemi riguardano anche altri ambienti, come quelli che ospitano le mense scolastiche costretti ad affrontare difficoltà preesistenti sia sulla destinazione di spazi ad hoc che di "mensa in classe" al proprio banco. A riguardo, per quanto concerne la dibattuta possibilità di poter portare il pasto da casa, dopo la sentenza Tar che legittima questa possibilità, ci si chiede quali siano le prescrizioni da adottare oggi durante l'emergenza Covid. In materia, infatti, non esiste un parere definito dell'Istituto Superiore di Sanità.
Oltre all'edilizia scolastica, ad essere insufficiente è anche l'organico dei docenti. Quest'anno le esigenze legate all'emergenza sanitaria hanno aiutato a risolvere il problema?
Quest'anno ci siamo mossi prima del tempo. La mobilità del personale, successiva alle operazioni di trasferimento, assegnazione e utilizzazione, non si è mai conclusa prima dell'avvio delle attività didattiche. Spesso le operazioni conclusive sono state anche a novembre. Al momento le immissioni in ruolo previste si stanno ancora effettuando, con una tempistica scaglionata che genera confusione sulla gestione del cosiddetto "organico Covid" di pertinenza dei dirigenti scolastici. C'è, però, da considerare il problema di sostituzione del personale assente: l'ordinanza ministeriale n. 60 pone un generale divieto di sostituzione del solo personale docente fin dal primo giorno, mentre per il personale Ata continuano ad avere effetto le regole ordinarie che impongono di non procedere a sostituzione nei primi sette giorni di assenza. La norma sull'organico aggiuntivo Covid consente, invece, le sostituzioni del personale (sia docente che Ata) sin dal primo giorno. Nella situazione attuale, sarebbe opportuno che si applicasse quest'ultima anche al personale "non Covid" per consentire alle scuole di poter prontamente sostituire chi si dovesse assentare.
Come venire incontro a studenti e lavoratori fragili, particolarmente esposti durante la pandemia?
Dopo aver certificato la "fragilità", l'unica via praticabile per tutelare la salute degli studenti a rischio è l'istruzione domiciliare. Siamo in attesa però di altre indicazioni specifiche. I lavoratori fragili saranno invece sottoposti a sorveglianza sanitaria eccezionale, con possibili forme di utilizzazione in relazione al giudizio di inidoneità: per il personale a tempo indeterminato, se si tratta di inidoneità temporanea a svolgere qualsiasi attività lavorativa, il dipendente verrà collocato d'ufficio in malattia; se l'inidoneità riguarda invece l'impossibilità a svolgere la specifica mansione del profilo, dopo un'apposita domanda, potrà essere utilizzato come Ata riportando l'orario di lavoro a 36 ore; il personale a tempo determinato, poi, verrà comunque collocato d'ufficio in malattia nel primo caso; se invece risulterà fragile prima dell'assunzione in servizio, non potrà sottoscrivere il contratto ma manterrà la posizione in graduatoria.
Servirà un certificato medico per la riammissione a scuola?
Al momento il decreto legge n. 80/2020 richiede il certificato medico per la riammissione, nella sola scuola dell'infanzia, dopo un'assenza per malattia superiore ai 3 giorni. Sarebbe opportuna un'indicazione generale anche sulla base delle disposizioni del protocollo nazionale di sicurezza, siglato su indicazioni esclusive del Comitato tecnico scientifico.
E il personale amministrativo delle scuole? Lavorerà in smart working?
Considerato che solo per le scuole superiori il decreto legge 104/2020 ha fatto venir meno il regime derogatorio dello smart working, i dirigenti scolastici potrebbero trovarsi di fronte a situazioni che comporterebbero disfunzioni sui procedimenti di nomina dei supplenti in capo alle segreterie. Pertanto, sono diverse le domande che dobbiamo porci: se tra il personale di segreteria è presente un lavoratore fragile, perché non farlo lavorare in smart working? Se gli uffici vengono posti in quarantena perchè i plessi funzionano regolarmente? Sarebbero urgenti dei chiarimenti al fine di individuare le modalità operative di cui le scuole potrebbero avvalersi. In ogni caso, gli istituti d'istruzione hanno la disponibilità di device e di supporto, con sezioni, piattaforme e caselle dedicate. Io personalmente ho risposto a 6.500 mail circa. Segno che al Ministero della Pubblica Istruzione si è lavorato ed anche tanto nei mesi appena trascorsi...
