La sanità disonesta, i luoghi comuni, le ridicolaggini del suo più recente passato e il benvenuto a Longo
A volte la ridicolaggine non conosce confini. Spesso non è dannosa, ma solo fastidiosa. Altre volte fa solo ridere a crepapelle. Ed in questo caso è un bene per la salute dell’uomo che oggi più che mai ha bisogno di allegria e spunti per ridere di gusto. Ma quando la ridicolaggine imperversa senza limiti - come è successo nel passato più recente sul fronte della sanità calabrese - tra gli uomini delle nobili istituzioni vi è da preoccuparsi.
Qualche esempio. Gli esempi sono stati tanti. Dal generale decorato per meriti sul campo diventato all’improvviso confuso di brutto, nel corso di un’intervista, a causa, a suo dire, di un complotto, ordito ai suoi danni non si sa bene da chi e di cui il popolo attende delucidazioni fino ad arrivare al nominato e poi di fatto dimissionato commissario con un passato di “mascherina inutile”. E per finire al quasi nominato commissario che non ha potuto trasferirsi in Calabria perché la moglie non ha voluto fare le valige. Ma tutto questo nel bailamme generale è già roba vecchia, passato remoto, storia piccina piccina con protagonisti piccoli uomini da consegnare non ai libri di storia ma all’oblio, in quanto solo la dimenticanza di questi giorni infelici potrà salvarci dalla malinconia dell’anima.
Gestione della sanità a danno degli onesti. Il futuro adesso si chiama Longo che tutti sperano sia davvero l’uomo giusto al posto giusto sul fronte di una sanità che per anni e anni è stata un mangia mangia ed arricchimenti a non finire di baroni, politici, burocrati e sottocoda, pronti ad ubbidire, in quanto beneficiati dalla lordure dei soliti noti. Tutto questo ai danni degli onesti e degli operatori della stessa sanità che danno l’anima ogni giorno e ogni notte per venire incontro ai malati. Ma tutto questo lo sapevano anche le pietre, solo che chi doveva vigilare non ha vigilato, chi doveva vedere ha fatto finta di non vedere e chi doveva pensare non ha pensato.
Le speranze nei confronti di Longo. Il prefetto in pensione Guido Longo ha accettato l’incarico con i migliori propositi. Lo attende adesso un duro lavoro. I calabresi che vivono di lavoro e di sacrifici si augurano che sia un timoniere e un gestore saggio, giusto, capace, ottimista, pieno di speranza e di poche parole, ma anche un uomo con i piedi per terra in grado - forte della sua esperienze da poliziotto, questore e prefetto in questi luoghi - di saper guardare alla Calabria per quella che è: una terra difficile e amara dove la ‘ndrangheta è presenta con i suoi tentacoli, ma soprattutto una regione dove la gente onesta è la stragrande maggioranza. I tanti luoghi comuni lasciamoli ai commentatori interessati per i quali ogni occasione è buona per sputarci addosso il fiele del disprezzo.
