Un caso rimasto tutt'ora irrisolto, sebbene l'anziano signore periodicamente tenti di fare ogni cosa per evitare che la vicenda sia sepolta per sempre

"A sette anni dalla morte di mio figlio, nessuno mi ascolta. Ancora aspettano ancora perdono tempo. Eppure è ormai acclarato che si tratti di omicidio e pare che ci siano indagati a vario titolo. Nonostante ciò si aspetta e ci si dimentica che Nicola chiede giustizia".  Ennesima disperata denuncia di Antonio Colloca, padre di Nicola, l'infermiere dell'ospedale Jazzolino di Vibo trovato carbonizzato ormai sette anni addietro. Un caso rimasto tutt'ora irrisolto, sebbene l'anziano signore periodicamente si rivolga ai mezzi d'informazione, tenti di fare ogni cosa per evitare che la vicenda sia sepolta per sempre. "Assicurare alla giustizia chi ha ucciso mio figlio in modo disumana - spiega oggi alla Gazzetta del Sud - avrebbe la priorità rispetto alle belle notizie di operazioni antimafia ed arresti eccellenti".

Il timore. Antonio Colloca non si dà per vinto, ma incombe su di lui la paura della possibile prescrizione "che vada ad aiutare chi ha depistato le indagini sin dall'inizio ed ha avuto il tempo di sistemare le cose e chi ha omesso di compiere attività investigative determinanti a ricucire tutto senza strascichi". 

La rabbia. "Sette anni di ingiustizia sono troppi  - urla disperato - come troppo è il tempo intriso di disperazione e di rabbia nel vedere circolare liberi gli assassini di mio figlio. E' giusto che ora sappiano tutti come sono andate le cose. Oggi. purtroppo - aggiunge l'anziano - per farsi sentire in Italia bisogna essere pazzi o compiere gesti eclatanti e dimostrativi, altrimenti i giudici e le istituzioni ti passano davanti senza degnarti nemmeno di uno sguardo, senza ricordarsi che anche loro sono padri". E invece, sull'omicidio "di mio figlio, se ci sono stati abusi o omissioni devono venire fuori. Chi ha impedito che l'omicidio di mio figlio si risolvesse quella notte che è stato ritrovato il cadavere, chi sa e non parla, deve farsi avanti. Noi siamo disposti a combattere a oltranza fino a quando non verrà fuori tutta la verità".