Non sono gravi le condizioni del giovane, residente nell'area del Poro, accoltellato martedì tre maggio all'uscita da scuola, a quanto pare, l'Istituto professionale di Stato di Vibo Valentia. Ma è evidente che, al di là della lunga scia di sangue, visibile lungo via XXV Aprile, che conduce verso il Pronto Soccorso dell'ospedale Jazzolino, l'epilogo avrebbe potuto rivelarsi decisamente più pesante. Non è, peraltro, il primo caso di violenza praticata dai giovani sui propri coetanei, da quanto la scuola ha riaperto, dopo la chiusura legata all'emergenza sanitaria. Sono stati numerosi i pestaggi e le intimidazioni, ma anche di violenza praticata in modo gratuito dai ragazzi. Non sono pochi i filmati di risse e pestaggi circolati sul web nei mesi scorsi. In realtà, i sistemi di videosorveglianza, quasi esclusivamente privati e la mancanza di una vigilanza adeguata fuori dai cancelli di scuola, non sono gli unici possibili antidoti ad una forma di recrudescenza criminale che è figlia, anzitutto, di una mentalità mafiosa, e di una concezione della giustizia fai da te