A cavallo tra il mese di marzo e i primi giorni di aprile, sempre in quella zona, c'era stato un morto ed un ferito. Gli inquirenti provano a capire se esistano collegamenti tra i fatti di sangue

Una vera e propria imboscata quella tesa a Salvatore Inzillo, il quarantaseienne ucciso ieri mattina a Sorianello a fucilate. Quattro colpi che non hanno lasciato scampo alla vittima che già era riuscito ad evitare la morte in un agguato tesogli nel 2009. Anche in quella circostanza gli furono sparati contro alcuni colpi di fucile caricato a pallettoni. 

Da una prima ricostruzione, pare che ci fosse qualcuno ad attendere il passaggio del motorino sul quale si trovava l'uomo. D'altronde, era abbastanza frequente che Inzillo attraversasse la strada dove abita. Il killer si sarebbe appostato in una posizione ideale e da lì avrebbe esploso i quattro colpi letali: tre hanno raggiunto la vittima al torace, uno alla nuca. 

Insomma, un agguato studiato nei particolari da chi conosceva perfettamente le abitudini del quarantaseienne. Adesso agli inquirenti - nella fattispecie ai carabinieri di Serra San Bruno che agiscono agli ordini del capitano Mattia Ivan Losciale ed agli agenti del Commissariato di Serra San Bruno diretti da Valerio La Pietra - non rimane che capire se ed in quale misura il delitto possa essere ricollegato alla faida delle Preserre che per anni ha insanguinato il territorio. 

A scontrarsi, nell'area di Sorianello-Gerocarne, due storiche famiglie di 'ndrangheta: quella dei Loielo e quella degli Emanuele. In queste ore, tutto il territorio è controllato a tappeto per risalire il prima possibile agli autori del delitto. 

L'omicidio Inzillo arriva dopo quello di Domenico Stambè, avvenuto nello scorso mese di Marzo a Sant'Angelo di Gerocarne, nei pressi della propria abitazione. A seguire, lo scorso due aprile,  il ferimento di Giovanni Nesci, 27 anni, raggiunto dai proiettili mentre era a bordo della sua auto. Adesso, la paura di una riattivazione della faida è un timore diffuso tra i residenti della zona.