E' stato scarcerato Filippo Fiarè, 66 anni, elemento di primissimo piano della famiglia Fiarè di San Gregorio d'Ippona. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha accolto l'appello dei suoi legali, gli avvocati Giuseppe Monteleone e Sergio Rotundo, finalizzato ad un’attenuazione della misura cautelare. Filippo Fiarè ha così lasciato il carcere per la detenzione domiciliare con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

Già condannato in via definitiva per associazione mafiosa nell’operazione “Rima” (pena già interamente scontata), scattata nel 2005, Filippo Fiarè è stato condannato a 18 anni di reclusione per narcotraffico internazionale nell’ambito dell’operazione Stammer per la quale la Cassazione nel settembre dello scorso anno ha disposto l’annullamento con rinvio in relazione alla sola aggravante mafiosa.

L'uomo è stato poi arrestato – ed era per questo detenuto – nell’ambito dell’operazione “PetrolMafie”, per la quale la Dda di Catanzaro, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, ha chiesto nei confronti di Fiarè la condanna a 8 anni di reclusione. Nel maxiprocesso Rinascita Scott è invece imputato a piede libero per il reato di associazione mafiosa.

Unitamente al fratello Rosario Fiarè, Filippo Fiarè è da sempre considerato ai vertici dell’omonimo clan di San Gregorio d’Ippona, una consorteria mafiosa riconosciuta dalla sentenza Rima con un potere mafioso nel Vibonese pari a quello del clan Mancuso. Negli ultimi tempi, stando all’operazione Stammer, Filippo Fiarè si era posto al vertice di un’organizzazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.