In scena nel penitenziario di Vibo Valentia la Lisistrata di Aristofane grazie ad un esperimento innovativo voluto dal dirigente scolastico e dai suoi collaboratori

La scuola fuori delle aule, l'apprendimento e la cultura al servizio della società, in nome di quel “service learning” che altrimenti rimarrebbe uno slogan vuoto. In cattedra salgono gli studenti che da veri e propri attori in erba si cimentano nella rappresentazione della Lisistrata di Aristofane. E lo fanno in nome di una tradizione consolidata al liceo classico M. Morelli, a cui viene apportata, per la prima volta, un'innovazione profonda, grazie ad un'idea messa in campo dalla prof.ssa Maria Giuseppina Marino e attuata dalla prof. Federica Geraci, sulle note della band del liceo artistico guidata da Franco Pontoriero.

Una novità sostanziale – sia chiaro - e non formale perchè quando si alza il sipario dinanzi a loro, gli studenti del laboratorio teatrale – con la regia di Alessandra D'Ambrosio - non trovano il consueto pubblico ad applaudire. Gli spettatori sono circa 200 detenuti delle carceri di località Castelluccio.

Le protagoniste. Prontamente, sulla scena irrompe nei panni della protagonista, Lisistrata, un'imponente Lorenza Sgrò. Al suo fianco altre figure, interpretate dalle studentesse Fatima Malara, Sara Stuppia, Giorgia Russo, Elsa Scuticchio, Ludovica Di Fede, Maria Josè Rottura che non esitano a fronteggiare gli uomini - decisi a proseguire la Guerra del Peloponneso - dichiarando lo sciopero del sesso. E i mariti, con gli allievi Davide Forte, Michele Scarcella e Domenico Columbro a fare la parte del leone su tutti gli altri, provano inutilmente a dissuaderle, fino a cedere al desiderio femminile di pace. I detenuti osservano l'incedere dei giovani attori, colpiti dall'anelito verso la liberazione da una condizione miserevole che richiama da vicino quelle privazioni avvertite in carcere più che altrove. E per un'ora abbondante “la cultura e la lettura – come sottolinea il direttore Mario Galati – divengono strumento di libertà”.

La rappresentazione in anteprima di una Commedia ambientata in Grecia oltre 2400 anni, sebbene attualissima, diviene la sintesi di un percorso attraverso il quale la scuola annulla le distanze e facilita la rieducazione a 360 gradi. Non a caso gli sguardi dei detenuti si incrociano con quelli degli allievi in un feedback che emozionerebbe anche i duri di cuore.

Il dirigente. “Questo – ha evidenzia il dirigente scolastico Raffaele Suppa – è un momento di festa e di condivisione utile a creare un interscambio culturale e sociale tra le comunità e le istituzioni. Perchè è con la cultura che si combatte la violenza”. Una festa coronata dalla consegna da parte del preside e della responsabile della biblioteca Titti Preta, di ben 168 volumi della biblioteca del liceo M. Morelli al direttore del penitenziario.

Due giorni più tardi, la commedia è stata nuovamente rappresentata nell'auditorium del liceo classico M. Morelli. E si è trattato, con un pubblico diverso, della riproposizione di un'esperienza intensa, vissuta in quel penitenziario dove i corridoi sembrano non finire mai e la luce rimane fioca in fondo al...tunnel!