Il ragazzino slavo venne ucciso nel 1995 a San Calogero e sepolto  a Mileto. Il  suo aguzzino agì con ogni probabilità in quanto considerava il ragazzino “colpevole della sua venuta al mondo”. L’idea della stele venne lanciata qualche tempo dopo dall’allora vescovo Cortese

 Il vescovo monsignor Domenico Tarcisio  Cortese aveva  un grande desiderio.  La realizzazione di  una stele da dedicare   a  tutti i bambini vittime di atti di violenza” alle memoria  di Erduan Salì il bambino slavo di appena sette anni  ucciso a  bastonate il 20 gennaio del 1995 in un campo nomadi nella campagne di San Calogero e poi sepolto in fretta e furia  come un vuoto a perdere  dai suoi assassini lungo la strada provinciale nel tratto Mileto-San Giovanni, nei pressi di Mileto-antica.

La storia. Questo desiderio dell’allora presule è stato reso noto dal parroco della Basilica cattedrale don Mimmo Dicarlo, il quale si è ricordato delle parole di Cortese dopo avere letto il libro di Vincenzo Varone “Fogli d’autunno” in cui viene raccontata la storia terribile e tragica del bambino slavo.  “ Fu proprio il vescovo Cortese  -  afferma  oggi con commozione  don Mimmo - ad organizzare i funerali del piccolo Erduan e a volere  che il rito fosse celebrato in Cattedrale.  Un momento di grande dolore al quale partecipò commossa tantissima gente. Il presule chiese anche che la striscia di terreno dove era stato sepolto  il piccoletto   venisse acquisita per la realizzazione della stele”. Don Mimmo nell’occasione ha anche ricordato che lo stesso presule gli raccomandò di portare sempre fiori freschi davanti alla tomba di Erduan che riposa nel cimitero di Mileto.    

 L'esecuzione. Varone, che all’epoca nel seguire la vicenda rimase particolarmente colpito per quel delitto terribile e insensata.   nel libro racconta che all’epoca si disse che Erduan Salì “era stato ucciso  da un suo familiare stretto perché era nato fuori dal matrimonio e che il suo aguzzino agì con ogni probabilità in quanto considerava il ragazzo “colpevole della sua venuta al mondo”.  Una motivazione a dir poco sconcertante e assurda che ancora oggi a distanza di anni fa rabbrividire”.