Il RICORDO | Angelo Donato, gentiluomo della politica
Ho appreso della morte improvvisa, nella mattina del 5 aprile, del Senatore Angelo Donato e ne sono ancora letteralmente costernato. Per me Angelo è stato come un fratello maggiore, un amico di famiglia, al quale mio padre, mio fratello Gianni e tutti gli aLtri fratelli erano profondamente legati.
Non posso non ricordare il ruolo fondamentale da lui svolto, non solo come Sindaco di Catanzaro, ma anche come Vicepresidente della Giunta Regionale, Assessore all’Industria, alla Sanità e ai Lavori pubblici.
Egli è da considerare uno dei padri fondatori della Democrazia Cristiana e godeva della stima e dell’amicizia sia di Riccardo Misasi che di Carmelo Pujia, i due cavalli di razza della politica Democristiana in Calabria. Ricordo quanto mi sia stato vicino quando ero Presidente della Regione Calabria e quando insieme con lui e con Carmelo Pujia abbiamo fondato l’Università di Catanzaro, in partico- lar modo, la Facoltà di Medicina al Policlinico di Germaneto e quella di Farmacia a Roccelletta di Borgia.
La sua signorilità ed il suo “stile di vita” guidato sempre da alti valori della dignità della persona, del ruo- lo della famiglia, dell’amicizia, della Democrazia e della solidarietà verso le persone più deboli e fragili è stato alla base del rapporto speciale che ha sempre avuto con i suoi elettori che lo adoravano come un santo perché era un uomo giusto, equilibrato, di poche parole e “molti fatti”.
Proporrò al Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, di inti- tolare con il nome di Angelo Donato qualche sala importante o qualche edificio del Palazzo regionale in modo che gli amici lo possano ricordare nel tempo e continuare a ringraziaro per tutto l’amore che ha profuso per la Calabria.
Ho letto con profonda ammirazione il ricordo (nelle pagine che seguono) di Franco Cimino, giornalista di primissimo piano, scrittore, e senza dubbio il più profondo conoscitore della sto- ria della DC (articolo che io racco- mando vivamente di leggere a tutti i calabresi). Il giudizio che lui ha dato è un distillato delle doti eccezionali di Angelo Donato, uomo non di guerra, ma di pace che evitava contrapposi- zioni e rotture e trovava soluzioni pa- cifiche e giuste quando c’erano con- tenziosi o dissidi.
Durante la mia Presidenza alla Regio- ne (1995-1998), Angelo mi ha dato mol- ti suggerimenti preziosi per la cresci- ta e lo sviluppo della Sanità e della Facoltà di Medicina a Germaneto. Ricordo che spesso ci incontravamo con l’amico comune Carmelo Pujia per discutere dei problemi drammatici, nel campo dell’economia e della finanza e dell’educazione dei giovani e del loro futuro.
Ricordo ancora con commozione la fiducia che lui ha riposto in me quan- do permise alla figlia Federica di se- guirmi come Segretaria particolare durante il mio mandato di Parlamen- tare in Europa. Oggi, Federica è felicemente sposata con Karim, un giovane brillante che aveva conosciuto a Bruxelles quando lavorava con me e madre di due bel- lissimi bambini. Oggi vive con il mari- to ed i figli a Miami, in Florida.
Con la scomparsa di Angelo, si chiude così una era e la sua dolcezza di vero gentleman mi mancherà molto come mancherà a tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato.
La sua nobiltà d’animo, i principi etici e le energie che ha profuso con abne- gazione per la nostra terra rimarran- no scolpiti nella storia della Calabria e della vita politica della Democrazia Cristiana. Con la sua attività di prota- gonista della DC, ha creato una gran- de Scuola politica con persone che lo hanno seguito con affetto per tutta la vita come Donato Veraldi, già Pre- sidente della Regione, Franco Aloi- si, Sindaco di Palermiti, il carissimo Nicola Barbuto di Vibo Valentia etc. Ricordo quanto Angelo fosse stima- to da Arnaldo Forlani che quando lo presentò nelle elezioni politiche per il Senato nel Collegio di Catanzaro, al Teatro comunale di Corso Mazzini ha letteralmente detto di essere felice che un angelo, un vero Angelo finalmente spiccava il volo per Roma. Qui è stato stimato per il suo impegno, la sua lealtà e la sua generosità nonché per la passione politica che dimostra- va il suo profondo attaccamento alla Calabria cui lo legavano radici pro- fonde come dimostrato dai suoi im- portanti contributi per far approvare alla Camera la Legge pro-Calabria. Angelo sarà sempre ricordato come un uomo super partes, di poche paro- le, un uomo di pace, erede della civil- tà della Magna Graecia e dell’etica pi- tagorica e questo è stato un esempio per tutti noi più giovani.
Abbiamo tentato con l’amico caris- simo Gianni Fontana, già Ministro dell’Agricoltura, con Ettore Bonalber- ti, braccio destro di Donat-Cattin, con Paolo Cirino Pomicino, Carmelo Pujia e tanti ex Democristiani non pentiti di rifondare la nuova DC, ma questa ope- razione si è rivelata molto più difficile di quanto avessimo pensato.
Entrambi eravamo molto amici di Antonio Catricalà e del suo papà Celestino e spesso quando eravamo insieme lui era fiero di dichiarare di essere di Chiaravalle e cioè la riva “gauche” dove c’era cul- tura, arte e l’élite della società ed entrambi mi prendevano in giro per- ché io ero di Cardinale e cioè della riva “destra”, terra di “contadini e di tamarri”.
Ricordo anche che quando Angelo veniva a trovarmi d’estate a Torello, facevamo lunghe passeggiate e lui era profondamente innamorato della natura, de- gli alberi di castagno, nocciole e così nelle lunghe conversazioni sognava- mo ad occhi aperti del futuro dei no- stri giovani e dei giovani calabresi.
In questo ultimo anno, quando si sono aggravati i sintomi della sua malattia andavo spesso a trovarlo, ogni volta che lui mi vedeva era estre- mamente emozionato ed eccitato, ma dimostrava sempre grande ingegno e si esprimeva con il suo innato senso dell’humor. Egli mi appariva soffe- rente e Maria Pia, una donna dolce e straordinaria gli stava sempre vi- cino con i carissimi figli, Domenico, un avvocato ormai molto affermato, e Simone, un giovane brillante che la- vora con successo nel campo immo- biliare. Ricordo ancora che l’ultima volta che sono stato a trovarlo nella sua villa a mare di Montauro mi ha accolto insieme al nipote, il carissimo Mario, con grande gioia.
È così, insieme abbiamo cantato in dialetto la famosa filastrocca:
“Ti ricuardi quandu eramu ziti, ni mangiavamu i ciucculati e mo’ ca simu spusati: caci, pugni e vastunati!”.
Lui, è volato in cielo come un angelo, lo stesso giorno in cui mio figlio Robert è stato nominato Presiden- te dell’AIFA. Mi ero ripromesso di passare dal suo appartamento in via dell’Università per informarlo di persona, sicuro che sarebbe stato molto felice di apprendere questa notizia. Tuttavia, sono molto lieto di aver avu- to, la mattina del 6 aprile, la fortuna di vederlo l’ultima volta sul letto di morte; l’ho visto sereno, elegante come sempre e gli ho dato l’ultimo bacio ricordando quando in vita, con i suoi grandi occhi castani a volte me- lanconici e a volte ridenti, portavamo avanti i nostri sogni per una Calabria più avanzata capace di valorizzare il patrimonio dei nostri giovani talenti costretti spesso a trovare lavoro in al- tre regioni del Nord o all’estero.
Sono sicuro che Angelo continuerà a proteggerci dall’alto e rimarrà un esempio per le nuove generazioni.
