Un ordine di servizio con il quale si dispone che il personale in servizio presso il centro trasfusionale del presidio ospedaliero di Vibo Valentia copra i turni di pronta disponibilità fino al prossimo 31 marzo. Andando così "oltre i limiti previsti dal contratto e ignorando le leggi a tutela dei lavoratori". È questo il duro attacco dell'organizzazione sindacale Confasila, tramite il segretario provinciale Gianni Patania, ai vertici dell'Asp vibonese, accusati financo di "ritenersi 'sopra la legge', di poter trattare i propri dipendenti alla pari degli 'schiavi' e di riportare in auge a Vibo i tempi vergognosi della 'schiavitù'".

Informato da mesi il prefetto di Vibo. "Premesso che - afferma Patania in una nota - già a dicembre dello scorso anno, la nostra organizzazione sindacale aveva denunciato all’Asp di Vibo la gravissima situazione presente presso il centro trasfusionale del presidio ospedaliero di Vibo Valentia, dove veniva messa in atto, da anni, una gestione 'approssimativa', 'allegra' e 'arrogante' del personale senza tenere in alcun conto il contratto collettivo nazionale di lavoro, le norme, la legislazione vigente in materia e, cosa ancora più grave, la tutela e la salute dei dipendenti stessi". Informando che della problematica in questione "era stato investito il prefetto di Vibo Valentia al quale era stato chiesto un incontro che stiamo ancora aspettando".

Le precedenti proteste. "Rileviamo che la situazione di criticità al Centro trasfusionale di Vibo Valentia non è esplosa all’improvviso, ma dura da anni ed è figlia della cattiva amministrazione da parte di pessimi dirigenti". Diverse note a firma dei professionisti che operano presso il centro trasfusionale e dell'ex dirigente responsabile, infatti, avevano già segnalato "l’insostenibile situazione che durava da anni e, da parte del dirigente responsabile, si chiedeva all’Azienda di 'determinare una operatività H 6 del Centro Trasfusionale', al fine di porre termine allo 'sfruttamento sistematico del personale' ed alla 'esposizione dei pazienti a rischi che potrebbero determinare situazioni di non ritorno'". A queste note, afferma Patania, l'Asp "non ha inteso nemmeno dare una risposta, come non ha fatto nulla per cercare di risolvere la problematica".

Tutela dei dipendenti. "Non si tratta di una situazione di emergenza ma, come ampiamente detto e supportato con i documenti, l’ordine di servizio viene usato per la programmazione a lungo termine. Inoltre tra il personale in servizio presso il centro trasfusione è presente un lavoratore con pregresso carcinoma polmonare che, mai come in questa situazione, andrebbe tutelato e salvaguardato dal punto dell’integrità fisica, e una dipendente madre di due figli di età inferiore ai 12 anni".

Revocare l'ordine di servizio. "Tutto ciò premesso - conclude la nota - si denuncia l’illegalità messa in atto con l’ordine di servizio emanato, in conseguenza del quale chi l’ha impartito, firmandolo, può incorrere in ripercussioni penali per come stabilito dall’articolo 51 del codice penale. Si invita chi ha emanato l’ordine di servizio, nel rispetto della legge, a revocarlo specificando che, in assenza della revoca, questa organizzazione dei lavoratori, credendo ancora che anche a Vibo Valentia esista la giustizia, chiederà di nuovo un incontro al prefetto di Vibo e si rivolgerà alla magistratura perché persegua le illegalità che da anni vengono perpetrate ai danni dei lavoratori e venga ristabilito il rispetto del lavoro, della dignità dei lavoratori e della legge anche all’ospedale di Vibo".