Via libera della Camera alla legge contro il voto di scambio: chi chiede "appoggio" ai boss rischia 15 anni di carcere
Passa alla Camera con il voto favorevole di Fratelli d'Italia e quello contrario di Forza Italia e Partito democratico la nuova norma sul voto di scambio politico-mafioso, che consentirà di colpire in maniera ancora più efficace quei politici che si procacciano i voti scendendo a patti con le cosche, comprimendo la libertà dei cittadini di esprimere liberamente il proprio voto, ma soprattutto creando le condizioni per il condizionamento mafioso della attività amministrativa a danno della collettività.
La nuova norma aumenta le pene colpendo anche gli accordi stretti attraverso intermediari e anche la generica disponibilità del politico a soddisfare gli interessi dell'organizzazione mafiosa. Il testo approvato da Montecitorio modifica l’articolo 416 ter del codice penale ed è formato da un solo articolo. Prevede che chiunque accetti, direttamente o con intermediari, la promessa di voti da persone di cui sa che appartengono ad associazioni mafiose, in cambio di denaro o della promessa di denaro oppure di un altro favore, o in cambio della disponibilità a soddisfare interessi dell’associazione mafiosa, è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416 bis. In pratica la formulazione del reato lega il voto di scambio con l’associazione a delinquere di stampo mafioso. In questo modo si stabilisce un collegamento ontologico tra le due fattispecie criminali: non è un caso, infatti, che nel 416 bis tra i reati fine delle associazioni mafiose s’indica anche “impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali”. In soldoni vuol dire che le pene sono più dure: da sei/dodici anni si passa a dieci/quindici anni. Per tutti i condannati scatta poi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
"Un passo avanti nel contrasto alle infiltrazioni mafiose, ma anche un richiamo alla politica affinché presti una maggiore attenzione nella ricerca del consenso e ritrovi un maggiore senso di responsabilità nella selezione della classe dirigente", ha spiegato il vice capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, on. Wanda Ferro, intervenuta in aula per la dichiarazione di voto finale sul provvedimento.
"Ritengo che l'approvazione di questa norma che ridefinisce il reato di scambio elettorale politico-mafioso - ha detto Wanda Ferro - sia una bella pagina per questo Parlamento, che si esprime in maniera chiara e netta contro la pratica del procacciamento dei voti attraverso il ricorso al metodo mafioso. Penso che sia stato fatto davvero un buon lavoro, e la norma è frutto di un confronto intenso tra i colleghi che hanno contribuito alla sua definizione, interpretando al meglio il ruolo del Parlamento come sede in cui si creano le leggi, e non si ratificano semplicemente le decisioni del Governo. Siamo lontani dai Cinque stelle, non ci appartiene la doppia morale di chi ritiene di avere la patente di onestà, ma abbiamo radici profonde e la storia della destra è da sempre una storia di lotta alla mafia. Fratelli d'Italia, da sempre impegnata a difesa della democrazia e della libertà dei cittadini dal condizionamento mafioso, condivide le finalità di questa riforma, che migliora la norma attuale soprattutto alla luce delle modifiche apportate prima in commissione Giustizia, anche a seguito del contributo delle audizioni come quella del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, e quindi in aula. E invito anche i colleghi a riprendere la relazione conclusiva della Commissione presieduta dal procuratore Gratteri, che giace nei cassetti dal 2014, che anche sul voto di scambio aveva fatto delle proposte molto chiare ed incisive".
