Numeri allarmanti per il candidato del centrosinistra al termine del primo turno. Abramo tiene e si prepara ad affrontare il ballottaggio con un vantaggio di dieci punti. Dem al 5%

di TONINO FORTUNA

Questa volta il Pd ce l'aveva messa davvero tutta. Non per litigare, come accade di consueto, bensì per mettere a disposizione di Enzo Ciconte una "macchina da guerra" capace di riconquistare il capoluogo. Ma Catanzaro, si sa, è città ostica al centrosinistra, tanto più quando tra il sindaco Abramo e il noto docente universitario si inseriscono elementi come Nicola Fiorita che alterano gli equilibri. E già, perchè a dato acquisito, Ciconte è indietro rispetto alle sue liste di circa il 13% dei consensi. Un'eternità.

Il flop. Il voto disgiunto premia proprio Nicola Fiorita che non arriva al ballottaggio ma ottiene il 10% in più delle sue liste. Abramo se la cava, appaiandosi alle compagini che lo appoggiano e si prepara per un secondo turno da favorito.  E Ciconte? Resta impantanato al 30,98%,  senza riuscire a coinvolgere, verosimilmente,  i democratici veri. La sua candidatura, nata probabilmente all'interno di un preciso establishment, rimane confinata a quegli ambienti. E c'è da chiedersi, cosa farà tra due settimane quel 13% di elettori che ha scelto le sue liste, ma non il candidato a sindaco. Molti di questi cittadini, stando ai numeri, dovrebbero aver votato Fiorita. E probabilmente saranno loro a decidere le elezioni comunali di Catanzaro. 

Le compagini. Le amministrative nel capoluogo di Regione confermano che non è una questione di liste. Dieci, venti, trenta. Quelle di centrosinistra sui Tre Colli, hanno sfondato il muro 44,5%, ma non sono riuscite a spingere Ciconte verso la vittoria e neppure per avvicinarlo alla soglia del 40%. Eppure, il divario con Abramo, in tal senso era enorme. Il sindaco uscente disponeva di sei compagini in meno del suo principale avversario, Fiorita addirittura di otto liste in meno. 

Il ballottaggio. Il consigliere regionale dem arriva adesso alla partita decisiva con dieci punti da recuperare. Non proprio un'inezia. Quel magrissimo 30,98% dice che più di qualcosa non ha funzionato. Ed oggi detronizzare il principale inquilino di palazzo De Nobili appare impresa ardua. Servirà scalare un'Everest, recuperare qualche migliaio di voti, in una città  e nelle frazioni, dove il Partito democratico e il centrosinistra, era loierana a parte, non hanno mai brillato. 

Ap e la variabile "dipendente".  Un ruolo lo ha giocato, in questo primo turno, Alternativa popolare, smarcatasi dall'Udc che ha virato a sinistra. Quel 9% garantito ad Abramo, almeno per ora, si è rivelato decisivo. E su questo, più di qualcuno, dovrà riflettere e magari evitare fughe in avanti alla prossima occasione. 

Gli altri partiti. C'è poi il dato riferito ai partiti. Ed anche qui, non sono belle nuove quelle che arrivano al Pd. Forza Italia, infatti, con il 10% abbondante, doppia i dem del governatore Oliverio, abbastanza disimpegnato, e della sua allegra compagnia. E' vero che i consensi dei dem potrebbero essere finiti nelle liste civiche affini, ma questo vale anche per gli azzurri. Ergo, la parola d'ordine è riflessione. Perchè sui Tre colli, il centrosinistra rischia di continuare a volare basso, ancora per molto tempo per via di una tradizione consolidata, è vero, ma anche di errori grossolani.  A dato acquisito, ieri, a più di qualcuno è tornato alla memoria Salvatore Scalzo, quel ragazzo che con pochi mezzi aveva acceso i cuori dei catanzaresi.