Ha chiesto pene pesantissime il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Anna Maria Frustaci, nella requisitoria del processo "Nemea" contro il clan Soriano di Filandari, dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto da Tiziana Macrì. La pena più elevata è stata richiesta per Leone Soriano, 54 anni di Filandari che secondo la pubblica accusa dovrebbe scontare 29 anni di carcere. A seguire sono stati richiesti 26 anni per Francesco Parrotta, 20 anni per Graziella Silipigni, moglie di Roberto Soriano vittima di lupara bianca; 24 anni per Giuseppe Soriano; 18 anni per Giacomo Cichello; 20 anni per Caterina Soriano; 20 anni Luca Ciconte; 2 anni per Mirco Furchì, 1 anno per Domenico Soriano, Domenico Nazionale;  4 anni per Rosetta Lopreiato, 1 anno per Giuseppe Guerrera; 4 anni per Luciano Marino Artusa, per Alex Prestanicola. Il pm ha invocato l'assoluzione per Maria Grazia Soriano. I quattordici imputati rispondono a vario titolo di quaranta capi di imputazione tra cui quello di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

Nel collegio difensivo gli avvocati: Giovanni Vecchio, Diego Brancia, Daniela Garisto, Giuseppe Di Renzo, Francesco Schimio, Mario Bagnato, Vincenzo Brosio, Gianni Russano, Salvatore Staiano e Pamela Tassone.

Parti offese, l’imprenditore Antonino Castagna, suo figlio Nicola Castagna; Daniela Castagna; Romano Pasqua, titolare della stazione di carburanti Esso di Filandari; l’imprenditore Pasquale Romano; Marianna D’Agostino; Paola Limardo; Antonio Limardo; Davide Contartese; Marco Fuduli; Antonio Fuduli; Antonino Bova; Valerio Palmieri; Salvatore Todaro.