Giudice in malattia e Tribunale di Vibo in tilt: slittano 27 processi, rischio prescrizione
Si tratta di fascicoli aperti da anni, alcuni dei quali già entrati pienamente nella fase dibattimentale. In diversi casi, le ultime attività istruttorie risalgono addirittura all’estate del 2025

Basta una sola giornata senza giudice per fermare l’attività del Tribunale di Vibo Valentia. È quanto accaduto nelle ultime settimane, quando ventisette processi penali fissati davanti al giudice monocratico sono stati rinviati in blocco al 17 dicembre 2026, con un nuovo stop che allunga ulteriormente tempi già molto dilatati.
Si tratta di fascicoli aperti da anni, alcuni dei quali già entrati pienamente nella fase dibattimentale. In diversi casi, le ultime attività istruttorie risalgono addirittura all’estate del 2025. Il nuovo slittamento rischia ora di aggravare una situazione già complessa per imputati, avvocati, parti civili e persone offese che attendono una definizione giudiziaria.
Dietro il maxi rinvio emergono ancora una volta le difficoltà organizzative che interessano gli uffici giudiziari vibonesi. I procedimenti avevano già subito precedenti differimenti, prima fino a gennaio 2026 e poi a seguito della riorganizzazione interna che ha interessato alcuni magistrati. Il passaggio del giudice Luca Bertola alle funzioni di gip-gup aveva infatti comportato la riassegnazione delle cause alla giudice Gabriella Lupoli, rientrata nel settore penale dopo l’esperienza nel comparto civile dedicato alla famiglia.
L’assenza del magistrato all’ultima udienza ha però provocato un nuovo rinvio collettivo, facendo slittare tutti i procedimenti direttamente alla fine del prossimo anno. Una situazione che alimenta forti preoccupazioni soprattutto sul fronte della prescrizione. Molti reati contestati risalgono infatti a diversi anni fa e il prolungarsi dei tempi potrebbe compromettere l’accertamento delle responsabilità.
Nei fascicoli coinvolti risultano presenti anche numerose parti civili costituite, che attendono da tempo una risposta definitiva dalla giustizia. Il rischio, evidenziano gli operatori del settore, è che ritardi e carenze di organico possano vanificare il lavoro investigativo svolto negli anni e compromettere le aspettative di tutela dei cittadini coinvolti nei procedimenti.
Le difficoltà del Palazzo di giustizia erano state sottolineate anche dalla presidente del Tribunale, Abigail Mellace, che nel giorno del suo insediamento aveva richiamato l’attenzione sulle criticità operative dell’ufficio. L’ennesimo rinvio di massa riaccende così il dibattito sulla necessità di rafforzare gli organici e garantire tempi processuali compatibili con il principio di efficienza della giustizia.
