Per la magistratura contabile esisterebbero beni per almeno tre miliardi di euro non inventariati, se non parzialmente, e non adeguatamente valorizzati.

"Inattendibilità delle informazioni contabili, sia sotto l'aspetto finanziario che patrimoniale e, sotto quest'ultimo profilo, con particolare riferimento alla incompletezza dell'inventario dei beni mobili e immobili". Dura reprimenda della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, guidata dal presidente facente funzioni Giuseppe Ginestra, che ha analizzato la gestione del patrimonio della Regione Calabria, per il periodo compreso tra il 2009 e il 2014.

La gestione. La relazione, ha evidenziato il magistrato Michela Muti, "costituisce il referto conclusivo dell'indagine svolta", ed ha posto in risalto la gestione del periodo verificato: "Trascorsi oltre cinque anni dall'ultimo referto di questa Sezione - ha sostenuto Muti - al di la' dei piccoli passi percorsi verso una migliore, ma assolutamente non ancora completa, conoscenza del patrimonio immobiliare ed una corretta gestione dei cespiti immobiliari, non appare ancora manifesta una decisa volonta' dell'Ente Regione nei confronti della valorizzazione e conoscibilita' e del patrimonio pubblico, anche da parte dei cittadini".

Le incongruenze. La lente d' ingrandimento della Sezione regionale di controllo per la Calabria della Corte dei conti ha evidenziato diverse incongruenze nel Conto del patrimonio. Secondo il presidente facente funzioni, Giuseppe Ginestra, e la relatrice Michela Muti, "il Conto del patrimonio della Regione risulta carente in ordine alle informazioni relative ai beni demaniali e ai beni del patrimonio indisponibile dell'Ente".

I dipartimenti. Riflettori accesi pure sulla competenza del settore Lavori pubblici, sulla Sorical, sui dipartimento Agricoltura, Foreste ed Attivita' produttive, oltre agli enti gestori Afor, Arssa e Consorzi industriali delle cinque province calabresi. "Solo nel 2013 - scrive la magistratura contabile - l'Afor di Catanzaro aveva comunicato di avere provveduto a censire la consistenza dei beni gestiti ed a fornire i dati, registrati su supporto informatico, consentendo l'aggiornamento dell'inventario. Inoltre, il conto del patrimonio e' stato aggiornato con i dati forniti da Sorical, la societa' gestore degli acquedotti regionali, concernenti la ricognizione dei manufatti acquedottistici, ma non dei terreni e fabbricati, ad oggi ancora non comunicati".

Lo stato dell'arte. Rispetto agli aggiornamenti mancati, la Corte dei conti ha evidenziato che "nel 2014 la Regione ha potuto aggiornare i dati solo con riferimento agli stati di avanzamento dei lavori della Cittadella regionale". Una condizione che ha portato la magistratura contabile a sostenere "quanto evidenziato da questa Sezione nella Relazione del 2010 in ordine ''alle negligenze ed inadempienze imputabili agli organismi propri sia dell'apparato interno che degli enti "satellite" della Regione medesima". Contestazioni ripetute negli anni, dunque, con "l'esistenza della negligenza comunicativa dei dipartimenti regionali", sia rispetto alle condizioni in cui si trovano le unita' immobiliari, sia rispetto all'effettivo utilizzo di ciascun ufficio.

Le conclusioni. "E' indubbio - sostiene la relatrice Michela Muti - che la ricognizione e il riordino dei beni immobili di proprietà regionale debba necessariamente derivare dal coordinamento delle attività di uffici ed enti regionali. La disorganizzazione e la mancanza di comunicabilita' tra gli stessi determinano, pertanto, una gestione non razionale del patrimonio regionale e, pertanto, non efficace, efficiente ed economica"

Corte dei conti, Viscomi: “Valorizzare il patrimonio regionale” (VIDEO-INTERVISTA)