aula-tribunale-new-2-5
aula-tribunale-new-2-5

Si è trasformato in un boomerang il caso di presunto assenteismo che aveva portato al licenziamento di una dipendente del Comune di Curtarolo (Padova): il Garante per la protezione dei dati personali ha infatti inflitto all’amministrazione una sanzione di 15mila euro per trattamento illecito di dati personali. La lavoratrice era stata allontanata dal servizio dopo che le telecamere del municipio avevano ripreso comportamenti ritenuti incompatibili con lo stato di malattia e incongruenze tra ingressi e uscite registrati.

Secondo l’istruttoria, l’ente aveva incrociato le immagini della videosorveglianza con i dati di presenza e utilizzato anche filmati provenienti da altre telecamere pubbliche che mostravano l’impiegata camminare nei pressi del palazzo comunale durante il periodo di malattia, pur fuori dagli orari di reperibilità.

Un ulteriore video, girato con un telefono personale da un dipendente e inviato via WhatsApp sul cellulare privato della sindaca Martina Rocchio, ritraeva la lavoratrice mentre pranzava al ristorante con due colleghe anch’esse malate. Il Garante ha ritenuto illegittime le modalità di acquisizione, utilizzo e conservazione delle immagini, evidenziando anche l’anomalia dell’uso del telefono personale della sindaca “per mancanza di risorse” destinate a un dispositivo istituzionale.

Accolto quindi il ricorso della ex dipendente, con la conclusione che, nonostante gli elementi raccolti, il trattamento dei dati sia avvenuto in violazione della normativa sulla privacy.