Entrambi furono uccisi in un bar di via del Progresso a Lamezia Terme. I cinque imputati nel termine di 15 giorni potranno scegliere se optare per l'abbreviato

di GABRIELLA PASSARIELLO

Saltano il “filtro” dell’udienza preliminare mandanti ed esecutori  del duplice omicidio di Pasquale Izzo, 43 anni e Giovanni Molinaro, 26enne, assassinati in un bar di via del Progresso a Lamezia Terme il 6 dicembre del 2000. Il sostituto procuratore della distrettuale di Catanzaro Elio Romano ha chiesto il giudizio immediato a carico di cinque esponenti della cosca di ‘ndrangheta  dei Torcasio- Cerra- Giampà, una cosca all’epoca dei fatti unitaria. Si tratta di Aldo Notarianni, 51 anni, Giovanni Notarianni, detto Gianluca di 45 anni, Antonio Villella, detto Crozza, 41enne, Vincenzo Torcasio, 31enne e Pasquale Gullo, 45 anni, arrestati con l’accusa di duplice omicidio aggravato dalle modalità mafiose il 19 dicembre 2016 in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il summit. Un omicidio, quello di Izzo studiato a tavolino, pianificato, programmato dai vertici della cosca, in particolare da Nino Torcasio e Pasquale Giampà, detto “Boccaccio”, entrambi defunti. Un delitto che doveva essere la risposta all’assassinio di Giovanni Torcasio, appartenente alla cosca rivale dei Cannizzaro di Sambiase, ucciso in un cruento scontro, passato alla cronaca come la prima guerra di mafia di Lamezia Terme. Sia Nino Torcasio che Pasquale Giampà si sarebbero incontrati con gli affiliati più rappresentativi del clan (tra i quali Aldo Notarianni, Giuseppe Giampà, Giovanni Notarianni, Antonio Villella, Pasquale Gullo e Vincenzo Torcasio) decidendo di uccidere Pasquale Izzo, ritenuto affiliato alla cosca rivale dei Iannazzo. Secondo le ipotesi di accusa, avrebbero dato mandato per l’esecuzione del delitto ad Aldo Notarianni, Maurizio Giampà, deceduto e Giuseppe Giampà (il collaboratore di giustizia per il quale il pm Elio Romano, per gli stessi fatti, ha chiesto il rinvio a giudizio), Antonio Villella e Giovanni Notarianni. In particolare il killer Aldo Notarianni, con in mano la pistola datagli da Giuseppe Giampà, sarebbe salito a bordo dell’auto guidata da Maurizio Giampà e fornita da Antonio Villella raggiungendo il bar dove si trovava Izzo. Notarianni sarebbe entrato nel locale sparando quattro colpi di revolver contro la vittima predestinata ed uno contro Molinaro, che in quel momento si trovava insieme a Izzo, uccidendo entrambi. I due raggiunsero subito dopo il luogo designato per lo scambio della macchina dove furono prelevati da Giovanni Notarianni detto Gianluca, che dopo aver incendiato il veicolo utilizzato, li accompagnò nelle rispettive abitazioni.

Il ruolo dei pentiti. Sono state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia a consentire di fare quadrato su un fatto di sangue accaduto più di sedici anni fa. In particolare le affermazioni rese dal pentito Giuseppe Giampà che, all’epoca dei fatti era stato anche colui che consegnò l’arma, una pistola revolver 380, nella mani di Aldo Notarianni prima dell’omicidio e contestualmente, secondo le ipotesi di accua, avrebbe svolto il ruolo di sentinella lungo via del Progresso per verificare che non ci fossero intoppi di alcun tipo. Adesso gli imputati, assistiti dai legali Francesco Gambardella, Gregorio Viscomi, Lucio Canzoniere e Antonio Larussa, nel termine di quindici giorni dalla notifica della richiesta di giudizio immediato da parte della Procura, potranno optare per il rito abbreviato.