filippo ceravolo
filippo ceravolo

Un’inchiesta che riannoda fili rimasti sospesi per oltre quattordici anni e riporta al centro una delle pagine più dolorose della faida di ’ndrangheta nelle Preserre vibonesi. All’alba i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 15 persone, alcune già detenute, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, estorsione aggravata e reati in materia di armi.

Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha interessato diverse province italiane e colpisce le cosche coinvolte nella guerra tra i gruppi Loielo ed Emanuele per il controllo del territorio.

Al centro del nuovo sviluppo investigativo torna l’omicidio di Filippo Ceravolo, giovane estraneo agli ambienti criminali rimasto vittima, secondo gli inquirenti, di un errore durante un agguato destinato ad altro obiettivo.

Nel corso della conferenza stampa il procuratore della Dda, Salvatore Curcio, ha parlato di un lavoro investigativo complesso e di un risultato che consente di “restituire dignità al dolore dei genitori”, sottolineando come “il povero Filippo non c’entrava nulla”.

Le indagini avrebbero ricostruito ruoli e responsabilità nella fase esecutiva degli omicidi legati alla faida, oltre a episodi estorsivi ai danni di imprenditori locali e al ritrovamento di armi da guerra, tra cui pistole, fucili e un Kalashnikov.

Secondo la ricostruzione accusatoria, la contrapposizione tra le cosche avrebbe generato una lunga scia di sangue per il controllo delle Preserre, con tentativi di riaffermare l’egemonia criminale sul territorio. Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari e dovrà passare al vaglio del giudizio.