Mileto, la Villa comunale sarà intitolata stasera a Padre Raffaele De Lorenzo
Mileto si appresta a ricordare, con l’intitolazione della villa comunale, il padre scalabriniano Raffale De Lorenzo, che è stato uno dei suoi figli migliori. Un giovane missionario che ha saputo essere, nello stesso tempo, frutto, carità, incontro, ascolto, accoglienza e fede autentica, in una società più che mai bisognosa di cure e di segnali di speranza. De Lorenzo, nel suo breve ma intenso cammino sulle vie del mondo, è stato tutto questo. E’ stato un giovane forte e saldo nei suoi principi e nello spirito del Vangelo vissuto con concretezza.
Un esempio per le nuove generazioni oggi più che mai bisognose di punti di riferimento certi: punti di riferimento capaci di scuotere, di piacevolmente stupire e di storie vere come questa da raccontare e da custodire a futura memoria. Una storia, quella di Raffaele, figlio dell’ indimenticabile Andrea De Lorenzo e di Maria Lustrì, che ha avuto inizio nella sua e nella nostra Mileto - la città odorante di glorie antiche e pulsante di chiese, dove spesso il vento caldo e notturno dell’estate, quando il sonno diventa inquieto, si porta dietro il rumore leggiadro del tempo andato con tutte le sue straordinarie figure che l’ hanno popolata, vissuta e amata - per poi proseguire, con convinta determinazione a Bassano del Grappa e da qui, con lo spirito di servire, sulle vie del mondo: dal Portogallo al Sud Africa.
L’ esistenza terrena del giovane padre scalabriniano si è conclusa esattamente 14 anni fa nel Gargano, in Puglia - dove è stato direttore diocesano per la pastorale migratoria giovanile - all’età di soli 37 anni, mentre era particolarmente impegnato a dare una mano ai tanti lavoratori stagionali, provenienti soprattutto dall’Est. L’ultimo miglio, con i primi segni della malattia ormai presenti sul corpo ma non nel suo spirito gioioso rimasto sempre lo stesso, di una vita spesa per gli altri, senza nulla chiedere. Una vita dove “l’amore - come soleva dire lo stesso padre missionario- non dice mai basta”.
