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Si è conclusa all’uscita di una chiesa la lunga latitanza di Pasquale Bonavota, considerato uno dei vertici della ’ndrangheta vibonese, arrestato dai carabinieri il 27 aprile 2023 dopo quasi cinque anni di fuga. Inserito dal 2018 nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia, il boss è stato fermato a Genova in possesso di un documento falso, ponendo fine a una ricerca che aveva impegnato le forze dell’ordine su scala nazionale.

Classe 1974, originario di Vibo Valentia, Bonavota è ritenuto il capo della cosca omonima, attiva non solo in Calabria ma anche in altre regioni, con ramificazioni in Piemonte e nel Centro Italia. La sua ascesa criminale affonda le radici nella faida di Sant’Onofrio dei primi anni ’90, contesto nel quale si sarebbe affermato come figura di riferimento del gruppo.

Condannato in primo grado all’ergastolo per associazione mafiosa e omicidi, durante la latitanza avrebbe potuto contare su una rete di protezione e supporto logistico che gli ha consentito di sottrarsi a lungo alla cattura.

Dopo l’arresto, Bonavota è stato trasferito in un istituto di massima sicurezza e sottoposto al regime del 41-bis, misura prevista per interrompere i collegamenti con l’organizzazione criminale. La sua cattura rappresenta, per gli investigatori, un risultato significativo nel contrasto alla criminalità organizzata.