Il ministro Minniti ha presentato oggi in Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista il suo piano d'azione

In passato è stata definita la Guantànamo d'Italia. Oggi la situazione nel penitenziario di Rossano si mantiene sotto controllo. Ma l'attenzione in Italia è massima, dal momento che proprio nelle carceri, oltre che sul web, si presenta il rischio della radicalizzazione. Un fenomeno di cui potenzialmente potrebbe nutrirsi il terrorismo e contro il quale il Paese sta studiando misure di contrasto. Stando al monitoraggio operato, infatti, sarebbero 18 i detenuti italiani convertitisi all'Islam nelle carceri, 39 i ristretti accusati di terrorismo internazionale, 172 i monitorati sotto costante osservazione.

Paolo GentiloniIl contrasto. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha incontrato a Palazzo Chigi la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista. Al termine dell'incontro si è svolta la conferenza stampa del Ministro dell’Interno, Marco Minniti e del coordinatore della Commissione, prof. Lorenzo Vidino, alla presenza del Presidente del Consiglio. Occhi puntati proprio sul rischio radicalizzazione attraverso carceri e web. "C'è una specificità" italiana nei fenomeni di radicalizzazione e "per certi versi è più rassicurante nel senso che le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri Paesi. Ma il fatto di avere un numero minore di persone radicalizzate o foreign fighters non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo". "La minaccia - ha detto Gentiloni - non autorizza a fare equazioni improprie tra migrazione e terrorismo". La "bussola su cui si muove il governo" richiede da un lato "politiche migratorie sempre più efficaci, che coniughino attività umanitaria e accoglienza" da un lato "politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri" dall'altro. Gentiloni ha ribadito come l'Italia stia facendo "un grande sforzo sul contrasto alla radicalizzazione e alla minaccia terroristica" e su questo fronte è necessario un impegno a "medio termine assieme alle comunità islamiche, ingaggiandole in un'attività di prevenzione". "Ho incontrato con il ministro Minniti la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadistaha che ha lavorato negli ultimi 4-5 mesi sulle forme di radicalizzazione nelle minoranze fondamentaliste islamiche. E' un lavoro che proseguirà, perché quello che ho sottolineato nell'incontro con gli esperti che fanno parte di questo gruppo, è che l'esigenza del governo di comprendere sempre meglio le modalità e i percorsi della radicalizzazione per potersi meglio attivare per contrastarla, non si esaurisce oggi ma certamente ha bisogno di continuare. Mi fa molto piacere che gli esperti abbiano convenuto".

marco-minnitiMinniti sui Cie. I Cie che dovranno ospitare le persone irregolari da respingere "non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Punto. Non c'entrano nulla perché hanno un'altra finalità, non c'entrano con l'accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi". E' quanto ha detto il ministro dell'Interno Marco Minniti. "Ne parleremo alla conferenza Stato-Regioni già convocata per il 19 gennaio. Proporrò strutture piccole, che non c'entrano nulla con quelle del passato, con governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all'interno". Il tema dei Cie sarà affrontato "in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio: la nostra idea è quella di piccoli numeri, per non sovraccaricare il territorio con strutture troppo grandi. Parliamo di 1.500/1.600 posti in tutto, in un Paese con 60 milioni di abitanti. Se mi si dice che non si riesce a gestirli mi sembra difficile". I Cie, in ogni caso, "rappresentano solo un pezzo della nostra proposta complessiva", aggiunge.

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