"La mia bambina è in mano alla 'ndrangheta e rischia di diventare merce di scambio". Sono parole di disperazione quelle di Emanuele Mancuso, il rampollo della potente famiglia di Limbadi, che si è ribellato alla criminalità organizzata, iniziando a collaborare con la giustizia. Il pentito chiarisce - come riporta la Gazzetta del Sud - il suo "stato di frustrazione e preoccupazione per le sorti della figlia". Emanuele Mancuso sostiene che "nonostante le pressioni da me subite per la scelta intrapresa, scaturite nel procedimento penale, in fase di trattazione, a carico della mia ex compagna e dei miei congiunti per le pressioni tese a farmi ritrattare le dichiarazioni rese all'autorità giudiziaria, ad oggi, ella, seppur sottoposta allo speciale programma di protezione, nella realtà dei fatti, grazie alla disponibilità della madre, Nency Vera Chimirri, mantiene contatti con ambienti 'ndranghetistici. Non posso accettare quello che sta succedendo". Insomma, la madre rimane legata alla famiglia Mancuso. "La Procura minorile di Catanzaro, tempo addietro -ha riferito il collaboratore - ha inoltrato la richiesta di immediato allontanamento della minore dalla Calabria ma il Tribunale per i minorenni, l'ha rigettata lasciandola nel Vibonese. Il tutto incurante della taglia che Luigi Mancuso ha messo sulla mia testa. Almeno un milione di euro". Successivamente la bambina e la madre sarebbero state allontanate dal Vibonese, ma la bambina continua a vivere "con la madre legata senza ombra di dubbio alla famiglia Mancuso".