Cinquantamila euro alla cosca Giampà in cambio di voti, chiesti otto rinvii giudizio
Rischia il processo Angela De Feo proprietaria di un noto locale del Catanzarese. La Dda di Catanzaro invoca il rinvio a giudizio per capi e gregari della cosca Giampà e del clan Grande Aracri
di GABRIELLA PASSARIELLO
Avrebbe voluto ottenere uno scranno in Consiglio regionale, ma per arrivarci si sarebbe servita di capi e gregari della cosca Grande Aracri e del clan Giampà, che alla fine hanno chiesto il conto. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Elio Romano, dopo aver chiuso le indagini nel mese di marzo, ha chiesto il rinvio a giudizio a carico di otto indagati, per i quali si ipotizza il reato di scambio elettorale politico- mafioso. Si tratta di Angela De Feo, 56 anni, di Catanzaro; Romolo Villirillo, 39, di Cutro Vincenzo Bonaddio, 58 anni, di Nicastro; Aldo Notarianni, 52 anni, di Nicastro; Rosario Cappello, 57 anni, di Nicastro; Pasquale Giampà, detto “Millelire”, 53 anni, di Nicastro; Angelo Torcasio, 24 anni, di Lamezia; Saverio Cappello, 37 anni, di Lamezia. Gli ultimi quattro collaboratori di giustizia.
Il patto. De Feo, proprietaria di un noto locale della movida catanzarese, in qualità di candidata in forza al partito Socialista, Nuovo Psi, per le consultazioni relative al rinnovo del Consiglio regionale della Calabria del 3 e del 4 aprile 2005, avrebbe ottenuto la promessa di voti, in cambio però dell’erogazione di una cospicua somma di danaro. Si sarebbe avvalsa dell’intermediazione di Romolo Villirillo, gregario della cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri di Cutro, per avvicinare affiliati alla cosca Giampà di Lamezia Terme, con la promessa che i voti se pagava li avrebbe ottenuti. E così Villirillo avrebbe accompagnato la candidata direttamente all’indirizzo di Pasquale Giampà, consegnando nelle sue mani ben 50mila euro. Importo poi suddiviso con Bonaddio, Notarianni, Torcasio, Rosario e Saverio Cappello.
Successo elettorale mancato. Secondo le risultanze investigative, l’intervento della cosca non si rivelò sufficiente a determinare il successo elettorale della candidata , che, per la restituzione della somma si rivolse ancora una volta a Villirillo che, direttamente o tramite propri sodali, interessò esponenti di spicco della ‘ndrangheta lametina, contattati anche in ambito carcerari. Fatti accaduti in data antecedente e prossima al 3 aprile 2015. Fin qui le ipotesi di accusa. Adesso la parola passa al gup, che dovrà decidere nel contraddittorio tra le parti se accogliere o meno la richiesta della Procura di mandare a processo gli otto indagati.
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