In cinquant’anni di storia non si era mai toccato un punto così basso. Il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi”, fiore all’occhiello del sistema museale calabrese, è ormai un gigante ferito: da pochi giorni le porte del castello normanno-svevo restano sbarrate per gran parte della settimana, limitando l'accesso ai visitatori a soli due giorni su sette. Una paralisi che ha scatenato la dura reazione del Movimento 5 Stelle, che punta il dito contro le scelte romane dell'esecutivo.

La crisi non è un caso isolato, ma l’effetto diretto del mancato rinnovo dei contratti per circa 300 professionisti in tutto il Sud Italia. Si tratta di archeologi, architetti, vigilanti ed esperti che dal 1° settembre 2023 assicuravano il funzionamento di musei e soprintendenze.

«Dal 1° marzo questi lavoratori sono stati mandati a casa perché il Governo ha escluso i rinnovi dalla Legge di Bilancio e dal decreto Milleproroghe», spiegano in una nota congiunta i consiglieri comunali pentastellati Silvio Pisani, Angela Cutrullà e Jessica Comito. Il paradosso denunciato è bruciante: mentre i fondi PNRR del governo Conte puntavano a rilanciare la cultura, l'attuale gestione non riuscirebbe nemmeno a garantire la normale apertura dei cancelli.

Il M5S non risparmia sarcasmo nei confronti del Ministro della Cultura: «Viene il sospetto che il ministro Alessandro Giuli, a furia di esaltare il Futurismo, abbia spinto la sua maggioranza a prendere alla lettera il manifesto di Marinetti, dove si proclamava di voler distruggere musei e biblioteche. Guardando lo stato di abbandono dei poli culturali, sembra che quella provocazione sia diventata un programma politico».

Secondo gli esponenti vibonesi, ridurre il Capialbi a un simbolo di inefficienza è un danno incalcolabile per l'identità del territorio e per l'indotto turistico della provincia.

Dalle piazze di Vibo la protesta arriva a Montecitorio. Il deputato calabrese Riccardo Tucci ha già depositato un emendamento mirato non solo alla proroga dei contratti, ma all'avvio di un percorso serio di stabilizzazione per i lavoratori rimasti senza impiego.

«Un Paese che smette di proteggere i propri musei smette di credere nel proprio futuro», conclude la nota del Movimento. La richiesta al Ministero è chiara: un intervento immediato per restituire alla città il suo patrimonio, prima che il silenzio tra le sale del castello diventi definitivo.