"Non sono molto amato dai centri di potere, hanno sempre cercato di ostacolarmi". Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, in un'intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud, ricordando quando nel 2016 qualcuno cercò di ostacolare la sua nomina a procuratore capo del capoluogo calabrese. Una provincia, quella di Catanzaro, che secondo il magistrato "è una realtà che è cresciuta nel silenzio. Si è sempre pensato a Catanzaro come una sorta di provincia babba, per usare un'infelice espressione utilizzata in Sicilia per descrivere alcune province della parte orientale, apparentemente poco colpite dal fenomeno mafioso. A Catanzaro, come d'altronde a Reggio Calabria, esiste da tempo un grumo di potere in cui il mondo istituzionale s'interseca con quello criminale".

Delle quattro province di cui si occupa la Dda di Catanzaro - con l'esclusione della sola Reggio - tutte devono fare i conti con la criminalità organizzata: "Ci sono province come quelle di Vibo Valentia e Crotone che offrono molti spunti investigativi. Ma non sono da sottovalutare neanche Cosenza e Catanzaro".

E sull'evoluzione della 'ndrangheta negli ultimi anni: "È diventata sempre più governo del territorio - spiega Gratteri sulle colonne della Gazzetta - capace di fare sistema anche lontano dalla Calabria. È un'organizzazione ormai fortemente radicata, capace di stringere rapporti con ambiti della politica, dell'economia, della finanza e del mondo delle professioni. Oggi spara di meno, perché ha meno bisogno di farlo. Ma non è meno pericolosa. A preoccupare è la cosidetta zona grigia, le lobby, i centri di potere che faranno di tutto per ostacolarci e per impedire che si vada sempre più a fondo nella ricercar di questi legami esterni che rappresentano l'ossatura del potere mafioso".