LA RIFLESSIONE | “Fiera Taurianova (non) Legge": commento dell'editore Renato Costa
di RENATO COSTA*
Sono Renato Costa, editore vibonese che ha fondato nel 2017 il marchio Edizioni Beroe, progetto editoriale che a suo modo e lottando ogni giorno cerca di ritagliarsi un suo spazio nell'editoria calabrese e italiana.
La narrazione che segue sarà un commento personale riferito all'esperienza vissuta durante la fiera "Taurianova legge" organizzata nell'ambito di Taurianova Capitale italiana del libro (Il sottoscritto si assume ogni responsabilità di quanto sarà scritto, potendo dimostrare il tutto con prove documentate e disponibili a chi le volesse chiedere): "Il dieci luglio, dopo aver visto sui social la locandina della rassegna, contatto per messaggio l'assessore Maria Fedele chiedendole se fosse ancora possibile partecipare come espositore.
L'assessore risponde gentilmente che ci sono stand disponibili con addirittura la possibilità di poter chiedere gratuitamente due stand per organizzare piccoli eventi. Approfittando di questa generosa offerta prenoto due stand e propongo di svolgere nei giorni 27 e 28 luglio due Reading per bambini dalle 17 alle 18, per i quali mi viene confermata anche la disponibilità di alcune sedie per il pubblico. Ovviamente per gli eventi non ho chiesto alcun finanziamento al Comune di Taurianova. Nel momento in cui mi si offre uno stand da parte di Capitale del libro ritengo opportuno, visto il flusso di denaro a disposizione, che tavolo e sedie sono inclusi gratuitamente.
La sera del 24 luglio vengo contattato da un referente della fiera che mi ricorda che spetta a me portare sedie e tavoli. Rispondo che un'assurdità del genere non è ammissibile per una fiera organizzata con i fondi di Capitale del libro e che non avrei mai portato a mio carico gli accessori richiesti.
Il giorno della fiera, 25 luglio, mi presento nella villa comunale verso le 17 e osservo con dispiacere il mio gazebo privo di sedie e tavolo. Inoltre i due stand non offrivano un unico spazio congiunto ma erano separati da un telo che non si poteva spostare. La questione viene risolta soltanto intorno alle 19, dopo la cerimonia del taglio del nastro: mi portano un tavolo di plastica preso chissà dove formato 1 metro per 50 centimetri, e una sedia. Mi adeguo allestendo una misera esposizione. Il telo continua a separare gli stand.
La situazione peggiora il sabato 27 quando in villa noto le sedie previste per i bambini pensando fossero subito disponibili per il mio evento. Alle 17 mi ritrovo a contendere le stesse sedie con altre due organizzatrici di eventi. Trovando un accordo ci diamo una scaletta cercando di trattenere quei pochi bambini presenti in villa.
Alle 18 comunico al referente Dott. Vincenzo Furfaro che le sedie a me promesse in realtà non erano disponibili per quell'ora. Amareggiato per tanta disorganizzazione lo avviso che avrei chiuso lo stand già la sera di sabato e che a malincuore annullavo l'evento di domenica.
Dall'organizzazione non si è visto nessun tentativo di conciliare neanche umanamente i tanti disagi subiti. Come avvisato, sabato sera chiudo ufficialmente la mia esperienza lavorativa con "Taurianova Capitale italiana del Libro".
Da tanta assurdità, un piccolo editore, che ha sostenuto spese a suo carico (senza pretendere rimborso) per proporre soltanto il suo lavoro, può uscirne solo col morale a terra e con la quotidiana sensazione di dover elemosinare briciole alle amministrazioni pubbliche per far valere il proprio diritto al lavoro.
A conclusione di questo sgradevole equivoco vorrei ricordare alle amministrazioni comunali che se per loro la cultura è spendere fondi pubblici per vedere sfilare vip su un tappeto rosso è una scelta accettabile, non bisogna però poi lamentarsi se una comunità contesta la mancanza di progetti che a lungo termine possono avere una ricaduta utile per il territorio e che potevano
realizzarsi con i fondi di una lodevole iniziativa come "Capitale del libro".
*Editore
