Fiumi di droga a Milano provenienti dalla Calabria e dalla Spagna
Davide Flachi, Samuel Cimarrusti e Santo Crea: sono i tre narcos raggiunti dal fermo emesso dalla Dda della Procura di Milano, nel corso dell’operazione “Metropoli – Hidden Economy”. Secondo l’accusa avrebbero movimentato ingenti quantitativi di droga, attraverso approvvigionamenti ben definiti. Un gruppo ben consolidato, come riporta il Corriere della Calabria, attivo in modo capillare sul territorio della provincia di Pavia e Milano, e fortemente radicato con le cosche della ‘ndrangheta calabrese.
Figura centrale dell’indagine è proprio Davide Flachi, figlio del noto boss della Comasina, Giuseppe “Pepè”, morto lo scorso gennaio. All’erede, classe ’79, era ormai stata riconosciuta nell’ambiente l’indiscussa ed elevata caratura criminale e, per questo, definito “il gigante”. «Uno che si fa valere – dice in una conversazione Antonino Chirico – ha delle belle amicizie, è piccolino di statura ma picchia di brutto (…) gli hanno dato anche l’associazione perché con il padre prendevano le tangenti in tutta Milano». Un elemento di spicco, dunque, e soprattutto dotato di carisma, quello necessario, scrivono dalla Procura di Milano nel decreto di fermo, per poter gestire i rifornimenti e lo spaccio della droga e, soprattutto, suddividere i compiti.
Come, ad esempio, per il rifornimento di hashish: i contatti con i fornitori, per lo più spagnoli, sarebbero stati intrattenuti, per lo più, da Samuel Cimmarrusti, impegnato anche nell’organizzazione del trasferimento della droga a Milano. La cocaina, invece, arrivava in prevalenza dalla Calabria, dalla Locride. Ad occuparsene, quando non era Davide Flachi a farlo personalmente, ci pensava Santo Crea. Ma, al netto delle intenzioni e delle capacità criminali del gruppo guidato da Flachi, non tutti gli affari andavano a buon fine. Come quando ad agosto 2020 Cimmarrusti si era accordato con un soggetto spagnolo per acquistare una partita di hashish da 200 kg, sequestrata però al casello stradale di Legnano, nel Milanese: sei valigie di cartone contenenti la droga e trasportate su un Fiat Fiorino. Un mese più tardi e un altro carico di hashish finisce nelle mani delle forze dell’ordine. Anche in questo caso Flachi e Cimmarrusti, utilizzando ancora dispositivi criptati Sky ECC, si mettono d’accordo con un fornitore spagnolo per importare almeno 140 kg di hashish, sequestrato tra Francia e Spagna.
Nel dicembre 2020, come evidenziato ancora dal Corriere della Calabria, gli inquirenti riescono a captare un’altra conversazione tra Crea e un soggetto che, sulla piattaforma criptata, utilizzava il nickname “Cobra”. Al centro delle chat c’era l’approvvigionamento di 3 kg di cocaina direttamente dalla Calabria. È il 18 dicembre quando “Cobra” inoltra a Crea una conversazione avvenuta con un altro soggetto rimasto ignoto, e in cui i due si confrontavano sulla possibilità di consegnare a Milano 3 kg di cocaina. «Compa’ gli confermo?», chiede “Cobra” a Crea che risponde positivamente. «Confermate 3». La fornitura della cocaina sarebbe avvenuta direttamente in Calabria, in occasione delle vacanze natalizie di Crea dalla sua famiglia di Melito Porto Salvo, nel Reggino. Anche in questo caso i soggetti sono stati intercettati nonostante le conversazioni criptate.
