Le prossime elezioni politiche, in programma nei primi mesi del 2018, potrebbero rappresentare uno spartiacque per la coalizione di palazzo Luigi Razza

La politica è andata in vacanza. Ma le manovre proseguono perché tra l’autunno e l’inizio della primavera molto potrebbe cambiare. L’Amministrazione comunale è ormai saldamente in mano alla triade Costa-Luciano-Mangialavori. I due principali partner del sindaco hanno in mano i settori cruciali: dai Lavori pubblici all’Ambiente. Gli altri alleati sono stati relegati al rango di comprimari.

La maggioranza ha seriamente traballato al momento del rimpasto, concluso con il sacrificio di Nico Console, Antonio Scuticchio e Raffaella Imeneo. Poi gli equilibri, almeno in Aula, sono stati ristabiliti. Il sindaco ha perso per strada un paio di elementi - Francescantonio Tedesco e Maria Rosaria La Grotta - ma tutto sommato può contare ancora su numeri sufficienti a garantirgli il prosieguo della consiliatura.

I prossimi mesi, tuttavia, saranno importanti anche per capire le ambizioni dei principali protagonisti della vita amministrativa cittadina. E le elezioni politiche potrebbero rappresentare un altro momento delicato. Le aspirazioni dei singoli non rappresentano, d’altronde, un mistero per nessuno. Forza Italia con i suoi principali esponenti sul territorio non abdicherà alla corsa in parlamento e in quelle fasi si capirà bene pure se il sindaco avrà definitivamente messo nel cassetto le sue personali aspirazioni senatoriali. Vibo Unica, invece, potrebbe rimanere ad osservare, studiando i propri alleati e posizionando le sue pedine in vista delle eventuali amministrative e non solo. Così, tra un accordo e l’altro qualcosa potrebbe rompersi nell’ingranaggio al momento oleato che consente di andare avanti alla coalizione che ha vinto le elezioni del 31 maggio 2015.

Sul piano amministrativo, invece, già al rientro dalle ferie, un esecutivo decisamente più politico dovrà preoccuparsi di avviare la raccolta differenziata e di dare seguito al piano triennale delle opere pubbliche. Insomma, bisognerà fornire alla città una svolta che il civismo decantato in campagna elettorale con una rigorosissima “conventio ad excludendum” nei confronti degli amministratori uscenti, non ha saputo dare.

Dal canto suo, Costa dovrà ripassare attentamente l’opuscoletto de “La città che vorrei”, perché al giro di boa molto rimane da fare e la giunta è stata cambiata per due terzi. Altrimenti, una maggioranza dove molti si guardano in cagnesco, in nome di quella guerra di tutti contro tutti di hobbesiana memoria, sarebbe ad un passo dall’implosione …