L'impianto accusatorio costruito dai carabinieri di Serra San Bruno non convince gli avvocati della tre persone arrestate lo scorso 30 novembre. Depositato il ricorso

Ricorso al Tribunale del riesame per chiudere l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare e l'immediata scarcerazione dei loro assistiti. Passano al contrattacco gli avvocati di Liberata Gallace, Alfonsino Ciancio e Fiore D'Elia, i tre indagati accusati, a vario titolo, di aver ucciso e bruciato nelle campagne di Acquaro, nel Vibonese, Giuseppe Damiano Cricrì, il 48enne operaio di Melicuccà di Dinami.

omicidio CricrìLe accuse. Secondo le risultanze investigative basate su intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti e riscontri tecnici eseguiti dai carabinieri di Serra San Bruno, Giuseppe Damiano Cricrì sarebbe stato ucciso con un colpo contundente in località Boschetto a Limpidi di Acquaro da Liberata Gallace, 51 anni, la donna di Piani d'Acquaro che non avrebbe accettato la fine della relazione sentimentale. Secondo quanto riscontrato dalle celle telefoniche, sul luogo del delitto quella tragica notte del 21 ottobre del 2013 c'erano anche il figlio di Liberata Gallace, Alfonsino Ciancio, 28 anni, e Fiore D'Elia, 63 anni, di Gerocarne, che - per l'accusa - avrebbero aiutato la donna a trasportare Cricrì, già cadavere, in un altra località nelle campagne di Acquaro dove la Fiat Panda dell'operaio è stato poi trovata dai carabinieri bruciata con all'interno il corpo carbonizzato di Cricrì.

giuseppe-cricriLa difesa. L'impianto accusatorio costruito minuziosamente dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, sotto il coordinamento del sostituto procuratore Barbara Buonanno, non convince però gli avvocati Rosario Lopreaito e Giovanna Fronte che hanno deciso di depositare il ricorso al Tribunale del riesame per annullare l'ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip Gabriella Lupoli e chiedere, quindi, la scarcerazione dei loro assistiti. (m.f.)