Il RICORDO | Giovane del Vibonese suicida, Maria Silvestro: "Era intelligente e sensibile"
Paola ci lascia, in un modo atroce ma comprensibile se si guarda alla sua vita. Paola sceglie il martirio, come gli antichi cristiani, come i santi. Responsabile la sua solitudine che, come un tarlo, ha rosicchiato la sua anima lentamente e inesorabilmente. Responsabile quella lontananza dagli affetti familiari, quella emarginazione che sulla carta risulta essere "allontanamento giudiziario" e che dovrebbe prevedere un'assistenza continua , attenta e scrupolosa.
Paola era una ragazza normale, intelligente ed esuberante... una ragazza come tante in cerca di un sogno da realizzare. Studi Superiori, la scelta di un corso di laurea, un avvenire per il quale i genitori si sarebbero impegnati con il supporto economico e affettivo. Ma la sua sensibilità estrema per certi aspetti, la intrappola in problematiche esistenziali che diventeranno sempre più ingombranti nel suo pensiero di ragazza. Crede di non essere amata abbastanza e dentro di sè esplode , sei anni fa, una contrapposizione con la madre... In seguito riflette e si sente presa da un grande dolore: scrive alla madre frasi di pentimento e di sentita riconoscenza e cerca di spiegare che mai avrebbe potuto dimenticare l'amore di quella mamma aggredita ingiustamente.
"Mamma, ti ringrazio per avermi dato lo stupore della vita" scriverà in seguito. Ma proprio nel momento di maggiore consapevolezza, si fa strada dentro di sè, in maniera subdola, un vuoto affettivo dovuto alla lontananza dalla famiglia, un vuoto che diventa “ dolore”.
Paola ha bisogno di quel calore, di quella accoglienza rassicurante fatta di sorrisi e di abbracci! Paola ha bisogno di rifugiarsi spesso nel grembo di quella madre che la ama ancora e di più di ogni altro figlio. Paola cerca un rifugio nell'abbraccio della sua mamma, di tanto in tanto, e scrive: "Se dovessi in futuro avere figli, vorrei essere una madre come te... solo ora capisco che tu non hai mai smesso di amarmi".
Paola era un'anima semplice, fragile mentre le Istituzioni sono fredde, impertubabili,senza emozioni; le sentenze non hanno un'anima, segnano il rigore della legge. Paola, quindi, resta per sei lunghi anni lontana dagli affetti che, purtroppo per lei, per la sua ricostruita coscienza, sarebbero stati indispensabili. Paola passa da una casa di accoglienza ad un'altra e in quest'ultima ha diritto ad essere indipendente, a gestirsi la quotidianità. Ma il corona virus completa il suo circolo vitale: trascorre i settanta giorni di lockdown completamente sola... con la sua fragilità, con il suo animo ferito... in cerca di un appoggio psicologico.
E ritorna per Paola la solitudine, quel tarlo che corrode il suo animo e continua ad insinuarsi dentro di lei con prepotenza.
Si sente con la mamma , vuole scendere e restare qualche giorno con loro.. con i nipotini, i fratelli, con tutti i parenti che la amano.
Scrive alla madre che nella sua vita non c'è un bagliore di luce.” La sua è una vita ingiusta” !
La madre chiede disperatamente aiuto ad amici per far tornare Paola a casa nei primi di Agosto. Ma non è una prassi usuale, occorre un'ordinanza del Giudice e la disponibilità di un sanitario in loco. Mentre l'iter sta per concludersi, la sua disperazione vince quel barlume di speranza che la teneva vigile ed attenta.
Paola quel giorno del primo di Agosto, quando mancava poco alla prenotazione del suo viaggio in aereo verso casa, decide.
In quel di Crema ....un rogo...che purtroppo diventerà spettacolo vile e disumano, per chi non è persona ma belva umana.
Questi siamo noi, ci fermiamo sempre ad un passo dalla interiorità, dal tormento di un'anima di cui la sofferenza è pari alla sensibilità. Paola ha rifiutato quella vita che non era pari alle sue aspettative e che diventava sempre più difficile da accettare! Paola non è riuscita a vincere il “ cane nero “ della depressione e quella solitudine affettiva che nessuno ha intuito, nessuno ha compreso e così nessuno ha potuto aiutarla. Ma queste persone non dovrebbero essere seguite da specialisti ?
Non era necessario un raccordo tra Giustizia e Sanità, un raccordo che si traducesse semplicemente in “ salvare una vita umana” che non è un “ vuoto a perdere”?
La polemica è sempre sterile, ma il gesto di Paola deve diventare un messaggio per intervenire in tempo con i tanti che hanno una malattia invisibile e sommersa che è quella dell'anima.
Paola era una giovane donna intelligente ma molto sensibile! La sua mamma, il suo papà e i suoi fratelli hanno fatto quanto era nelle loro possibilità per aiutarla; soprattutto l'hanno amata immensamente! Pizzo tutta ricorderà Paola come una giovane donna che non ha sopportato la “ insostenibile leggerezza dell'essere”.
