Imprenditore morto all'ospedale di Vibo, i tabulati smentiscono l'Asp
Fa sapere di aver interessato la Procura, con dati e informazioni reperite dagli account delle utenze telefoniche che - spiega - «di per sé costituiscono dati oggettivi» per confutare le recenti dichiarazioni del commissario straordinario dell’Asp di Vibo, il generale Antonio Battistini.
Ma quello che risalta è la «profonda tristezza e frustrazione nel raccontare una storia che non dovrebbe mai essere accaduta».
È la storia di di Giuseppe Giuliano, l’imprenditore 77enne di Ricadi proprietario dell’hotel “La Bussola” e del Sushi Restaurant a Capo Vaticano, deceduto a metà settembre al Pronto soccorso dell’ospedale di Vibo.
Dopo la denuncia dei familiari del defunto, i carabinieri hanno sequestrato la cartella clinica, spetterà al medico legale nominato dalla Procura accertare le cause della morte.
«Tengo a precisare – commenta il figlio Fabrizio - che ad oggi nessuno dall’Asp ha sentito l'esigenza di dare spiegazioni, di dire cosa sia successo quella sera all'interno del Pronto Soccorso dove il mio caro papà è arrivato vivo con le sue gambe ed è uscito morto».
Le parole di Battistini e la replica della famiglia. Il commissario straordinario dell’Asp di Vibo, però, ha parlato a mezzo stampa. “Non ci risultano chiamate del 118 per essere trasportato in ospedale – ha spiegato al fattoquotidiano.it il generale Antonio Battistini . Siamo ancora una volta confidenti che le indagini svolte dall’autorità giudiziaria faranno piena luce sulla vicenda perché gli operatori del pronto soccorso di Vibo Valentia e tutti quelli che si sono adoperati per risolvere il caso, che era arrivato già in una situazione di gravità in ospedale, hanno operato nel rispetto delle buone pratiche cliniche”.
Parole confutate con i tabulati telefonici consegnati in Procura dai legali della famiglia. «Non crediamo sia sorprendente chiedere spiegazione – replica il figlio dell’imprenditore deceduto allo Jazzolino - e non crediamo sia corretto rispondere a mezzo stampa per dire che i parenti non avrebbero chiamato il 118. I parenti di Pino Giuliano non solo avevano chiamato, per esempio alle ore 13.15 circa del 14 settembre 2023 come risulta dai tabulati telefonici trasmessi in Procura, ma si erano sentiti rispondere che ci sarebbero state ore di attesa. L’ultima delle chiamate, delle ore 15.09.32, era stata effettata da Tonycristian Giuliano al fine di comunicare al 118 che il paziente era già stato recato presso il Pronto Soccorso e che quindi non era più necessario l’arrivo dell’ambulanza, sicché il nominativo poteva essere depennato dalla lista d’attesa. La sera in cui mio padre è stato portato al Pronto Soccorso di Vibo Valentia, è arrivato vivo, con la speranza di ricevere le cure e le attenzioni che avrebbero potuto salvarlo. Speranza che si è infranta impattando in un muro di silenzio e indifferenza. La nostra famiglia è stata catapultata in un limbo di dolore, di incertezza e di frustrazione. La mancanza di comunicazione, empatia, compassione e di umanità ci ha gettato nell'abisso dell'ignoto, nel quale non possiamo far altro che insistere nel cercare disperatamente e con ogni mezzo che lo Stato accorda ai suoi cittadini civili il senso di quanto è accaduto. Chiediamo giustizia – conclude Fabrizio Giuliano - chiediamo risposte, chiediamo che nessun altro debba mai essere lasciato nell'oscurità della disperazione».
