Pietro Giamborino
Pietro Giamborino

La sentenza di secondo grado del maxi-processo Rinascita Scott mette un punto definitivo, e pesantissimo, sulla posizione di Pietro Giamborino. L’ex consigliere regionale è stato assolto con formula piena: per i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro sono cadute anche le ultime accuse di traffico di influenze, confermando la totale estraneità dell'uomo ai contesti di 'ndrangheta. Una decisione che arriva dopo un iter giudiziario complesso, vissuto dall'imputato come un vero e proprio "calvario".

All’indomani del verdetto, l’avvocato Vincenzo Belvedere, componente del collegio difensivo insieme a Salvino Mondello, Domenico Anania e Michele Giamborino, ha diffuso una nota al vetriolo per commentare l’accanimento procedurale subito dal suo assistito. Secondo il legale, la Corte ha ribadito che l’operato politico e umano di Giamborino è sempre stato «sideralmente lontano» da qualsiasi contiguità mafiosa.

«Dopo sei anni di sofferenze - scrive Belvedere - e nonostante la Cassazione e diversi tribunali si fossero già espressi per l'assenza di indizi, la Procura ha continuato a richiedere 20 anni di reclusione. Tutto questo è abnorme». La difesa sottolinea come ben 11 giudici diversi, in varie fasi del procedimento, avessero già scagionato il politico vibonese, rendendo la richiesta della pubblica accusa un «esile filo d'erbetta più volte schiacciato».

Il legale non risparmia critiche nemmeno a una parte del mondo dell'informazione, rea a suo dire di aver "parteggiato" per le tesi accusatorie prima della sentenza. «I giornalisti hanno il dovere dell'imparzialità - prosegue la nota - non si dovrebbero pubblicare le memorie della Procura, con la loro visione distorta, prima che il giudizio sia reso». Il riferimento è al "fango" mediatico che avrebbe colpito Giamborino pochi giorni prima del verdetto, descrivendolo in una maniera che ha destato «grande indignazione» tra i difensori.