’Ndrangheta, verso il processo ai vertici del clan (NOMI)
Secondo l’accusa il boss Giuseppe, tornato libero dopo oltre vent’anni al 41 bis, avrebbe ripreso il comando della cosca

Dietro il ritorno in libertà di Giuseppe “Pino” Piromalli, storico boss della cosca di Gioia Tauro, la Dda di Reggio Calabria intravede la rapida ricostruzione degli equilibri criminali del clan più potente della Piana. È questo il cuore dell’inchiesta “Res Tauro”, che ora entra in una nuova fase con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 39 persone, dopo il blitz del Ros dei carabinieri che nel settembre scorso portò a 26 misure cautelari.
Secondo l’impianto accusatorio della Direzione distrettuale antimafia, una volta scarcerato nel 2021 dopo oltre vent’anni trascorsi in regime di 41 bis, Piromalli avrebbe ripreso immediatamente il controllo operativo della cosca insieme ai fratelli Gioacchino e Antonio Piromalli, rispettivamente di 92 e 87 anni. Per gli investigatori, il clan avrebbe continuato a esercitare il proprio potere sul territorio attraverso una struttura ancora saldamente organizzata.
Tra i destinatari della chiusura indagini figurano anche Gioacchino Piromalli classe 1969, detto “l’Avvocato”, Antonio Zito, ritenuto vicino al vertice del gruppo, Rosario Mazzaferro detto “Rosuni”, Aurelio Messineo, Girolamo Piromalli detto “Mommino”, Rocco Delfino e Antonio Piromalli, figlio di Pino.
L’indagine, coordinata dalla Dda reggina e sviluppata dal Ros, punta a ricostruire assetti, rapporti interni e strategie della cosca Piromalli, considerata storicamente uno dei gruppi più influenti della ’ndrangheta calabrese e con interessi economici radicati nel controllo del territorio e delle attività imprenditoriali della Piana di Gioia Tauro. L’avviso di conclusione indagini rappresenta l’atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio.
