Ha combattuto come un leone tentando di non arrendersi alla malattia. Ha lotta con il morbo come aveva fatto contro la criminalità organizzata, ma alla fine la sua battaglia l'ha persa Nello Ruello, il fotografo vibonese, per anni alla Gazzetta del Sud, passato alla memoria per essere stato il primo a denunciare le angherie e le pressioni delle 'ndrine del territorio. Ieri sera Ruello ha esalato gli ultimi respiri nella casa della figlia dove si trovava ormai da tempo. Testimone di giustizia mai pronto ad abbassare la testa, non ebbe alcun dubbio a denunciare esponenti delle famiglie mafiose del territorio. Grazie ai verbali costruiti con le sue dichiarazioni molti di loro vennero condannati nel processo denominato "Flash", scaturito da una operazione della Guardia di Finanza risalente al 2004. Il prezzo pagato dal fotografo - ricordato anche dal procuratore aggiunto Marisa Manzini nel suo recente libro sulle cosche del vibonese "Fai silenzio ca parrasti assai" - fu elevatissimo. Per gli studi fotografici di Ruello non ci fu più nulla da fare, nonostante il suo lavoro fosse apprezzatissimo dentro e fuori il territorio vibonese. Da quel momento, il testimone di giustizia visse sotto scorta e sebbene fosse riuscito a riavviare la propria attività, non riuscì mai più a farlo con gli stessi risultati. Fu lasciato solo anche dalla città Nello Ruello nel suo cammino difficile di denuncia. A sostenerlo rimasero in pochi, nel tempo, tra cui il suo legale Giovanna Fronte, coraggiosa donna avvocato da sempre impegnata contro le cosche. Da Vibo, tuttavia, non volle mai fuggire perchè a suo giudizio la fuga lontano dalla propria terra sarebbe stata una sconfitta.