Magistratura e stampa, approvato il decreto: limiti a conferenze, nomi delle inchieste e non solo
Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri sera, in via definitiva, il decreto legislativo sul rafforzamento della presunzione di innocenza. Il provvedimento - che ha valenza da subito e applica una direttiva europea del 2016 - prevede che "la diffusione di informazioni sui procedimenti penali è consentita soltanto quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre rilevanti ragioni di interesse pubblico". Inoltre "è fatto divieto di assegnare ai procedimenti pendenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza", come potrebbe essere ad esempio "Mafia Capitale".
Ma non solo: il testo prevede anche, ad esempio, che il procuratore capo abbia rapporti con la stampa "esclusivamente tramite comunicati ufficiali" oppure, solamente nei casi di "particolare rilevanza pubblica dei fatti", tramite conferenze stampa. E che i magistrati non indichino "pubblicamente l’indagato come colpevole" in un atto che non sia una sentenza. Nel caso in cui questo avvenisse ci può essere la richiesta da parte dell’interessato di una rettifica della dichiarazione resa che deve avvenire entro 48 ore, e anche un possibile risarcimento danni. Anche nelle dichiarazioni rese ai giornalisti, quindi, bisognerà ricordare che la colpevolezza è solo presunta e che si tratta di una tesi investigativa che dovrà essere accertata tramite un processo.
Il decreto aveva ricevuto il parere positivo del Consiglio superiore della magistratura - che ha espresso “apprezzamento per la trasposizione positiva” del principio di presunzione d’innocenza, evidenziando però “alcune criticità tecniche“ - con l’opposizione dei soli consiglieri Di Matteo e Ardita. Lo stesso ex procuratore di Palermo Nino Di Matteo, in particolare, aveva duramente criticato il provvedimento parlando di "rischio bavaglio": "Ci avviamo a una situazione nella quale fino alla sentenza definitiva i processi in tv li possono fare soltanto gli imputati e i parenti degli imputati, mentre nessuna notizia potrà essere data dai procuratori e dalle forze dell’ordine. Potranno parlare i parenti di Riina e Provenzano, non lo potranno fare più il procuratore e il questore". Aggiungendo che se il provvedimento fosse stato in vigore ai tempi del maxiprocesso a Cosa Nostra anche Falcone e Borsellino sarebbero stati sanzionati.
