Palazzi inesistenti, tecnici inventati e milioni di euro di crediti fiscali trasformati in oro zecchino. La Procura di Cosenza ha presentato il conto a 50 persone, per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito di una maxi inchiesta su una presunta frode sistematica legata ai bonus edilizi. Le accuse, a vario titolo, sono pesantissime: si va dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata, fino all’autoriciclaggio. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 13 aprile 2026 davanti al GUP Letizia Benigno.

L'indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, ha scoperchiato un meccanismo oliato che tra il 2021 e il 2023 avrebbe drenato circa 15 milioni di euro. Il quartier generale dell'organizzazione sarebbe stato Cetraro, con ramificazioni estese a Rende, Acquappesa, Roggiano Gravina, San Marco Argentano e nel capoluogo bruzio.

Il sistema era basato sulla "creatività" documentale: venivano dichiarate ristrutturazioni su edifici del tutto inesistenti e le pratiche venivano istruite usando nomi di professionisti e commercialisti ignari o fittizi per dare una parvenza di legalità. Una volta generato il credito (Superbonus 110%, Ecobonus o Bonus Facciate), questo veniva ceduto a Poste Italiane per ottenere liquidità immediata, bypassando i controlli più stringenti grazie alla rapidità dell'ente erogatore.

Al vertice della piramide criminale, secondo la ricostruzione degli inquirenti, figurerebbero due coniugi con il ruolo di registi e coordinatori. Sotto di loro, una rete di procacciatori di "teste di legno" (prestanome che ricevevano una provvigione) e tecnici compiacenti.

L'aspetto più singolare dell'inchiesta riguarda però la destinazione dei profitti. Gran parte del denaro ottenuto illecitamente sarebbe stato reinvestito in oro da investimento. Durante le perquisizioni, le Fiamme Gialle hanno già recuperato e sequestrato tre chilogrammi di monete d’oro, ma il sospetto è che una parte ancora più consistente del metallo prezioso sia stata occultata e non ancora rintracciata.

L’udienza del 13 aprile rappresenterà lo snodo cruciale. Il GUP dovrà valutare la tenuta dell'impianto accusatorio costruito su 29 episodi specifici di frode. Le difese si preparano a dare battaglia, contestando la ricostruzione della Guardia di Finanza e la sussistenza del vincolo associativo, in un processo che si preannuncia come uno dei più significativi in Calabria sul fronte delle truffe legate all'edilizia post-Covid.