Nel corso dei giorni passati, sono state passate in rassegna le posizioni dei 21 imputati. Alcuni dei quali ritenuti di grande rilievo nell'organigramma della cosca

Si avvia verso la conclusione la requisitoria del pm Marisa Manzini nel processo Black Money. Il magistrato concluderà nella tarda mattinata odierna, verosimilmente, il proprio lungo intervento, iniziato lo scorso mercoledì, con le richieste di pena a carico dei ventuno imputati ritenuti affiliati a vario titolo al clan Mancuso di Limbadi.

La requisitoria. Nel corso dei giorni passati, sono state passate in rassegna le varie posizioni Alcune delle quali considerate di grande rilievo. Sotto la lente d'ingrandimento, affinità e divergenze all'interno di una cosca potente che sulle proprie diversità ha puntato per farne l'elemento fondante di tutta la sua forza mafiosa. Un'organizzazione con infiltrazioni nella politica e in ambienti istituzionali e delle forze dell'ordine la cui scalata ha avuto inizio con la realizzazione del Porto di Gioia Tauro. Una cosca, peraltro, della quale per la seconda volta nell'arco di un decennio, Marisa Manzini è tornata a tratteggiare i contorni.

Dinasty. Nel primo processo ai Mancuso erano stati condannati i vertici dell'associazione. Da Antonio Mancuso, ai due Pantaleone, Scarupuni e Vetrinetta (morto in carcere). In quello scenario era presente anche Agostino Papaianni, allora assolto, ma di nuovo dietro le sbarre: l'uomo che gli inquirenti indicano come sodale dei Mancuso da sempre. Su questi ed altri elementi il pm Manzini sta concludendo la propria requisitoria. Un lungo elenco di misfatti dei quali il clan più potente del Vibonese e non solo si sarebbe reso responsabile utilizzando vari gruppi armati sul territorio.

Ecco gli imputati: Giovanni Mancuso (cl. ’40), Antonio Mancuso (cl. ’38), Giuseppe Mancuso (cl. ’77, figlio del defunto boss Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”), Damian Fialek, Antonino Castagna, Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari, Antonio Prestia, Gaetano Muscia, Pantaleone Mancuso (detto “Scarpuni”), Nicola Castagna, Filippo Mondella, Raffaele Corigliano, Carmela Lopreste, Giuseppe Papaianni, Francesco Buccafusca, Pantaleone Zoccali, Carmina Mazzitelli, Ottorino Ciccarelli, Alberto Caputo. (t.f.)