Un emendamento recentemente presentato in Parlamento ha abrogato l’obbligo di far confluire il liceo economico-sociale (Les) nel nuovo liceo del Made in Italy, una proposta che aveva sollevato forti polemiche. Inizialmente, la legge prevedeva che per ogni nuova classe del liceo Made in Italy, introdotto dal governo Meloni, si dovesse chiudere un corrispondente percorso del Les. Questa fusione avrebbe dovuto entrare in vigore a partire dall’anno scolastico 2024/2025, coinvolgendo solo le nuove classi prime, mentre quelle esistenti avrebbero continuato il loro ciclo.

Tuttavia, a causa delle numerose critiche, sia da parte dei docenti che dei sindacati, e delle preoccupazioni sollevate dalla Conferenza Unificata, che aveva chiesto che il liceo Made in Italy fosse un'opzione integrativa e non sostitutiva, sono stati presentati due emendamenti, a firma di Fratelli d’Italia e Lega. Gli emendamenti sono stati approvati in Commissione e sono ora in esame all’Assemblea generale, dove cancelleranno l’obbligo di sostituzione, evitando una possibile frammentazione del sistema scolastico.

La decisione arriva in seguito a un avvio del liceo Made in Italy che si è rivelato sotto le aspettative: con soli 375 iscritti in tutta Italia, la formazione delle nuove classi è stata particolarmente difficile. Un esempio emblematico di questa difficoltà è quello della scuola di Crema, dove una sola iscrizione è arrivata a febbraio, costringendo la direzione scolastica a rinunciare all'avvio della classe. Questo flop ha spinto il governo a rivedere il progetto, cercando di evitare un cambiamento drastico nel panorama educativo.