Imputato Domenico Mancuso, la cui posizione era stata stralciata per incapacità di stare in giudizio. L'operazione  è scattata ben 13 anni addietro

Doveva essere il giorno dell'escussione in aula del professore Giulio Di Mizio, medico legale e perito che doveva riferire al Tribunale collegiale di Vibo Valentia in ordine alla capacità di intendere e volere di Domenico Mancuso, 41 anni, figlio del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Mancuso di Limbadi, e fra i principali imputati del processo nato dall'operazione "Dinasty-Affari di famiglia" scattata nell'ottobre del 2003. Il professore, però non si è nel pomeriggio presentato in aula ed il Tribunale presieduto da Lucia Monaco, a latere i giudici Vincenza Papagno e Giovanna Taricco, ha deciso di comminargli un'ammenda di 500 euro da versare in favore della Cassa delle ammende ritenendo ingiustificata la sua assenza, atteso anche che era stato lo stesso medico-legale a chiedere in precedenza al Collegio di poter essere esaminato  per il pomeriggio odierno visti i suoi impegni professionali nelle ore mattutine. Il Collegio, quindi, dopo l'ammenda ha deciso per la citare nuovamente il teste che dovrà comparire in aula il 30 marzo prossimo alle ore 9,30, data di rinvio del processo che vede imputato Domenico Mancuso del reato di associazione mafiosa.

Domenico Mancuso

Nonostante Domenico Mancuso (difeso dall'avvocato Milicia) venga indicato dalla Dda di Catanzaro come l'imputato principale del processo "Dinasty" - intercettato in particolare in carcere durante i colloqui con lo zio Diego Mancuso - , la sua posizione era stata stralciata dal procedimento principale a carico di tutti gli altri imputati (celebrato in primo grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia all'epoca presieduto dal giudice Giancarlo Bianchi), poichè alcune perizie mediche ne attestavano l'incapacità processuale. (g.b.)