Autobomba nel Vibonese, perquisizioni a tappeto dei carabinieri: arrestato cognato dei Mancuso
I militari dell'Arma hanno passato al setaccio l'intero territorio e nell'ambito di una serie perquisizioni hanno arrestato per il possesso di un'arma un cognato dei Mancuso di Limbadi
Perquisizioni a raffica e controlli a tappeto da parte dei carabinieri dopo il gravissimo attentato avvenuto a Limbadi e che è costato la vita nel primo pomeriggio di oggi a Matteo Vinci, informatore scientifico di 43 anni, e il ferimento del padre Francesco, ex carrozziere, trasferito in gravi condizioni al Centro grandi ustioni di Palermo. L'intero territorio è stato passato al setaccio da parte dei militari dell'Arma e nell'ambito di una serie di attività predisposte dal Comando provinciale è stato tratto in arresto Domenico Di Grillo, 71 anni, vicino di casa dei Vinci e cognato dei Mancuso di Limbadi. L'uomo è stato trovato in possesso di un'arma reperita proprio nel contesto degli accertamenti eseguiti dai carabinieri. Assistito dall'avvocato Giuseppe Di Renzo nelle prossime ore comparirà davanti al gip del Tribunale di Vibo per la convalida dell'arresto. Dovrà rispondere di detenzione illegale di arma da fuoco
Il precedente. Il nome di Domenico Di Grillo non è nuovo alle cronache giudiziarie e il precedente che maggiormente balza alla ribalta in queste ore riguarda proprio l'arresto avvenuto nel marzo del 2014 in seguito ad una rissa che coinvolse la sua famiglia e quella dei Vinci. Nella circostanza, insieme a lui, furono arrestati con l'accusa di rissa, resistenza e violenza nei confronti di pubblico ufficiale la moglie Rosaria Mancuso e la figlia Lucia, rispettivamente sorella e nipote dei più noti fratelli Mancuso di Limbadi. Stessa sorte toccò a Francesco Vinci con la moglie Rosaria Scarpulla e il figlio Matteo, la vittima del grave attentato di oggi pomeriggio.
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