Travolto da un treno in corsa, gli amici di Leandro: "Stavamo solo tornando a casa"
I carabinieri di Soverato non smentiscano l’ipotesi del selfie, ma le testimonianze del macchinista e dei due amici della vittima vanno in tutt’altra direzione
La Compagnia di Soverato continua a ritmo serrato le indagini per ricostruire gli ultimi momenti di vita di Leandro Celia, il ragazzino di tredici anni che si trovava con due coetanei quando è stato travolto dal treno regionale diretto a Reggio Calabria nel tardo pomeriggio di ieri, tra Soverato e Montepaone, all’altezza del torrente Beltrame.
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"Nessun selfie". I due minorenni, in stato di shock, sentiti dalla Polizia ferroviaria hanno dichiarato di avere trascorso il pomeriggio in un centro commerciale della zona, prima di fare rientro a casa. Sebbene i carabinieri della Compagnia di Soverato non smentiscano l’ipotesi del selfie, le testimonianze del macchinista, dei due amici della vittima e del legale della famiglia Celia vanno in tutt’altra direzione. “Stavano camminando in fila indiana sui binari ma non stavano scattandosi selfie, avevano scelto la scorciatoia per rientrare a casa”.
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Le indagini della Polfer. I tre stavano giocando sui binari della ferrovia, vicino a Soverato camminando uno dietro l’altro, quando, secondo le dichiarazioni di due amici rimasti illesi nel tragico incidente che ha spezzato la vita di Leandro, si sono trovati su un ponte di ferro quando stava arrivando il treno. La vittima era l’ultimo della fila, ma non essendoci più vie di fuga, i primi due sono riusciti a scendere dal ponte, l’ultimo non ce l’ha fatta ed è stato travolto lateralmente dal treno. Tutte le ipotesi sono al vaglio degli inquirenti.
